Autore: <span>Mirco Turco</span>

Non calpestare l’ombra del vicino

Hai mai riflettuto sulla tua ombra?

Non è una domanda tranello, né una questione psicoanalitica.
Se qualcuno “calpesta” la tua ombra mentre stai passeggiando, come reagisci? Bhe’, ora fai più caso, poiché non è una questione banale.
Il nostro cervello vede istintivamente l’ombra proiettata dal nostro corpo come se fosse un’estensione fisica dello stesso. La scoperta è stata fatta da Umberto Castiello dell’Università di Trento e Francesco Pavani, della Royal Holloway University di Londra. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Nature Neuroscience”.
I ricercatori hanno appurato che persone sottoposte a stimoli, come oggetti o fasci luminosi che si avvicinano al corpo, reagiscono nello stesso modo e con la stessa velocità se lo stimolo è rivolto alla loro ombra! Ad esempio, quando lo stimolo “tocca” l’ombra della nostra mano, la reazione sarà identica come se toccasse la mano vera e propria.


Ciò accade perché il cervello usa anche l’ombra per elaborare la proiezione tridimensionale del corpo e per inserirlo nell’ambiente circostante. Le persone sentirebbero un legame intuitivo e immediato con i propri “confini”, anche quelli disegnati appunto dalle ombre. Una prova è lo stato di disagio che possiamo provare quando qualcuno cammina sulla nostra ombra!

Fonte: coscienza.org

La cosa più irresistibile al mondo

La cosa più irresistibile al mondo? Non fate strani pensieri, perché stiamo parlando, banalmente, del sorriso!

I primi studi scientifici sul sorriso risalgono all’inizio del diciannovesimo secolo, quando G. Duschenne de Boulogne, usò l’elettrodiagnostica e la stimolazione elettrica per distinguere il sorriso determinato da una vera sensazione di piacere, da quelli di altra natura. Il ricercatore analizzava le teste dei ghigliottinati e le esaminava con grande cura per individuare e classificare i muscoli responsabili di un sorriso. Un po’ ironico, certo …
Scoprì così che i muscoli coinvolti erano due: il grande zigomatico, che decorre sul lato della faccia sino all’angolo della bocca e l’orbicolare dell’occhio. Il grande zigomatico tende la bocca all’indietro e determina l’esposizione dei denti, aumentando il volume della guancia, mentre l’orbicolare dell’occhio socchiude gli occhi e causa le zampe di gallina. Il primo muscolo è volontario, poiché è controllato a livello conscio e può essere usato per i falsi sorrisi e per fingere piacere. Il secondo è involontario e rivela i veri sentimenti che inducono a sorridere con sincerità. Quindi, il primo segnale per capire se un sorriso è sincero è la presenza delle famose zampe di gallina attorno agli occhi. Il sorriso finto interessa, invece, solo le labbra.

1. Sorriso a labbra strette.
Le labbra tese formano quasi una linea retta e i denti sono nascosti. Tale sorriso comunica che la persona nasconde qualcosa, un’opinione o un atteggiamento che non intende condividere.
2. Sorriso storto.
Rivela sentimenti contrastanti. Tipico della nostra cultura, comunica spesso sarcasmo.
3. Sorriso a mandibola abbassata.
Sorriso artefatto, viene usato per ottenere reazioni piacevoli negli altri e consenso.
4. Sorriso con lo sguardo traverso.
Con la testa china, lo sguardo rivolto verso l’alto a labbra tirate, la persona appare giovanile, allegra e misteriosa. Risveglia negli uomini sentimenti paterni e protettivi. Era uno dei sorrisi tipici della principessa Diana.

Curiosità …
Il riso disarma e disinnesca le reazioni di fuga che una situazione di minaccia produce. Abbassa la concentrazione di adrenalina e la tensione arteriosa. Il riso acquieta l’angoscia e libera i neurotrasmettitori del piacere. Quanto più invecchiamo, tanto più seri diventiamo nei confronti della vita. Un adulto ride in media quindici volte al giorno, un bambino in età prescolare, in media quattrocento! Solo il 15% delle risate è attribuibile a scherzi o barzellette. Esso è maggiormente legato ai rapporti interpersonali. Negli incontri, le donne sorridono per l’87% del tempo, gli uomini per il 67%. Gli studi dimostrano che le donne ridono alle battute di un uomo quando ne sono attratte e che gli uomini sono attratti dalle donne che ridono alle loro battute!

Ma quanto dura un sorriso autentico?

In ambito scientifico (valutazione tramite sistema FACS) si afferma che un sorriso non può durare meno di 0,5 secondi e non deve essere statico. In ogni caso, non dovrebbe superare i 4 secondi. Se la durata aumenta, infatti, il sorriso viene considerato “sociale” o di circostanza.

 

6 modi di bere il caffè che raccontano qualcosa di te

6 modi di bere il caffè che raccontano qualcosa di te.

Il caffè è la bevanda più consumata al mondo dopo l’acqua. La pausa caffè è sempre cosa sperata ed è anche raccomandabile. Il caffè fa bene, inoltre, alla salute! Ma la domanda principale è: come bevi e gusti il tuo caffè?

1. Bevete il caffè a piccoli sorsi, scrutandone il fondo.

Probabilmente, siete delle persone fataliste. La giornata che si prospetta è identica alla precedente e sarà uguale alla successiva. Ogni tanto, concedervi qualche slancio!

2. Bevete velocemente il caffè, tutto d’un fiato.

Siete dei drogati del lavoro. Pronti ad iniziare una nuova giornata in forma smagliante. Ogni tanto, però, chiedetevi se state correndo o scappando!

3. Girate il cucchiaino guardandovi intorno, lasciate raffreddare il caffè e poi lo bevete con una smorfia di amarezza.

Siete tendenzialmente negligenti e anche un po’ paranoici. Respirate lentamente e la prossima volta, aggiungete altro zucchero!

4. Sollevate la tazzina del caffè mantenendo la curvatura del pollice e dell’indice, allungando il mignolo.

La polemica è il vostro campo di battaglia, così come il giudizio. Per voi le cose sono giuste o sbagliate. Allenatevi un po’ alla flessibilità!

5. Dimenticate di togliere il cucchiaino nella tazzina, che si infila sistematicamente nel vostro occhio.

Goffaggine generalizzata. Avete sempre la testa tra le nuvole e mille pensieri. Ci vuole un po’ di metodo!

6. Bevete il caffè alternando le mani.

La cosa è inconsueta. Forse, come voi. Probabilmente, avete anche qualche disturbo dell’umore cui non prestate mai molta attenzione!

 

Ipnosi e dolore post operatorio

Recentemente, ho applicato l’induzione ipnotica in una paziente di 44 anni, sottoposta a intervento chirurgico per neoplasia.
La comunicazione ipnotica è iniziata attraverso un esercizio di visualizzazione e rilassamento, mentre alla paziente era stata anche somministrata morfina con lo scopo di calmare il dolore post operatorio. Per tale ragione, ho proceduto anche con una certa tranquillità, quasi incoraggiato anche dalla contestuale sedazione farmacologica.
A distanza di circa venti minuti, la paziente mostrava tranquillità e sonnolenza, con inibizione totale dei movimenti corporei. L’induzione è stata effettuata due volte consecutive, poiché quando mi allontanavo, la paziente diventava più irrequieta e aumentavano anche le lamentazioni e lo stato generale di agitazione. La cosa risultava un po’ strana, poiché le era stato somministrato anche il farmaco calmante.

Presto, ho scoperto, in realtà, che la morfina era uscita fuori vena già da un pezzo e che la sedazione della paziente era avvenuta solo tramite la mia induzione ipnotica!
In fase di risveglio, la paziente ricordava semplicemente un viaggio in un posto di mare ed una passeggiata sulla spiaggia. Di tanto in tanto, sentiva alcuni suoni rilassanti e la brezza marina che rinfrescava il suo viso, infondendo una certa calma e serenità. Si è riscontrata anche completa amnesia sulla durata dell’induzione e contrazione temporale dell’intera giornata post operatoria.
L’ipnosi è una forma elettiva di comunicazione ed è una pratica clinica con impressionanti potenzialità anche nel campo medico!

Muoversi, gesticolare e valutare la torre Eiffel

Muoversi, gesticolare e valutare l’altezza della Torre Eiffel.

Quante volte diciamo ai bambini o ai nostri figli: stai fermo su quella sedia mentre studi! Non ti agitare! Stai seduto! E come biasimarci, a volte …
In realtà, pare che chi fa più movimento ricorda più cose, apprende meglio e, incredibilmente, si sente meglio! Tra l’altro, la correlazione tra movimento e stato umorale è ben conosciuta.
Il movimento favorisce la circolazione sanguigna e migliora il metabolismo del cervello. Inoltre, la perdita di materia grigia sembra bloccarsi e si formano nuove cellule cerebrali, creando maggiori sinapsi. Con il movimento, tantissimi segnali chimici arrivano attraversano il nostro corpo, migliorando la performance.


Esistono, dunque, connessioni tra la motricità e la cognizione. Ad esempio, gesticolare crea un ponte tra mente e corpo ed è fondamentale in fase di comprensione e apprendimento. Gesticolare aumenterebbe anche l’intelligenza, il problem solving e in genere le abilità spaziali.
Al di là delle convinzioni o degli stereotipi, molti studi dimostrerebbero che le donne, rispetto agli uomini, si trovano maggiormente in difficoltà di fronte a compiti che richiedono l’uso di abilità spaziali. A quanto pare, ciò dipenderebbe proprio dal fatto che gesticolano poco quando cercano di risolvere problemi spaziali, al contrario degli uomini.
Inoltre, le mani e gli emisferi sono notoriamente collegati e lo sono in modo incrociato. Chi stringe il pugno sinistro attiva l’emisfero destro e viceversa. Così, se vostro figlio stringe nella mano destra una matita mentre studia i vocaboli va benissimo. Se, invece, deve ripetere le parole memorizzate, dovrà tenere la matita nella mano sinistra. Ciò attiverà meglio la memoria! Se stringiamo il pugno sbagliato, quindi, causiamo ulteriore stress al nostro cervello.


Il nostro corpo è molto più intelligente di ciò che pensiamo. Quanto può influenzarci, quindi, anche la nostra forma fisica? È risaputo che le persone che si sentono bene fisicamente godono anche di maggiore autostima e senso di autoefficacia, ma non solo.
Durante un esperimento fu chiesto ai partecipanti di premere un pulsante quando ritenevano di sentire un rumore minaccioso. Alcuni partecipanti premettero il pulsante troppo presto, alcuni, esageratamente presto. Chi era molto allenato, invece, suonò il pulsante molto più tardi. Quale può essere la ragione di tale differenza di percezione?
Le persone in forma possono scappare più velocemente innanzi ad un pericolo. In tal caso, il loro cervello lancia un segnale di allarme più tardi. Viceversa, il cervello di chi sta meno in forma, prevede in tempo di fuga differente, perciò segnala il rumore prima del dovuto. Questione di sopravvivenza! Non finisce qui …
Avete mai guardato la torre Eiffel? Sappiate che se ci incliniamo a sinistra, la torre ci sembra decisamente più bassa rispetto a quanto la guardiamo in posizione eretta! Il nostro cervello rappresenta i numeri in uno spazio immaginario, dove i più bassi stanno a sinistra e i più alti a destra! Chi lo avrebbe detto …

Ridi, salta, balla che ti passa

Una risata può avere un significato più profondo di quanto si possa pensare. Ridere modifica il nostro stato emotivo. Quando uscite di casa, quindi, sforzatevi di sorridere e di avere un buonumore.
È stato ampiamente dimostrato che la nostra mimica e i nostri sentimenti si influenzano reciprocamente e in modo diretto (facial feedback). Sembra una tecnica, ma di fatto è una conoscenza radicata nella memoria culturale.

La filosofia zen insegna … “A volte la tua felicità è l’origine del tuo riso, altre volte è il contrario”. Un altro trucchetto psicologico è pronunciare a voce basa la vocale “eeeeeee”. Vi accorgerete, progressivamente, che il vostro viso assumerà un’espressione felice!


Ricordatevi del  corpo! Stai dritto, siediti bene, non ingobbirti, sono espressioni che oltre alla convinzione educativa e culturale hanno, effettivamente, un senso strategico per il nostro benessere. Se conservate una postura eretta vi sentirete più sicuri di voi stessi e avrete una migliore disposizione d’animo.

Se vi sentite depressi, invece, cercate di muovervi. Passeggiare potrebbe essere il rimedio più semplice. Molti studi lo confermano. Anzi, vi consiglierei di fare dei movimenti in verticale con il  corpo. Se saltellate è meglio.

Vi sembrerà strano o folle, ma alcune terapie per il trattamento della depressione sono legate a tali concetti e alla danza. Ovviamente, non stiamo dicendo che ballare è il rimedio universale per la depressione!

Per chi vive alcune fobie è consigliabile, ad esempio, muoversi lateralmente, meglio con un ritmo di tre quarti o assumere un tipo di movimento simile a quello usato negli sport di combattimento!
Questi piccoli esempi sono illuminanti per chiarire quanto sia importante, in generale, il nostro corpo  (intelligenza corporea), anche e soprattutto quando non siamo dell’umore giusto.

 

Cammelli, arance e Gestione del Conflitto

L’ESSENZA DELLA GESTIONE DEL CONFLITTO

Tempo fa, in un piccolo villaggio del Medio Oriente, un uomo lasciò in eredità ai suoi tre figli 17 cammelli: al primo figlio lasciò la metà dei suoi cammelli, al secondo un terzo dei cammelli e al più giovane un nono dei cammelli.
Però 17 non si divide per due, né per tre o per nove!
Il sangue dei fratelli cominciò a ribollire, ma prima di commettere atti sconsiderati e irreparabili come quello di segare un cammello in più parti, i tre chiesero consiglio all’anziano saggio del villaggio.

Secondo te che cosa propose il vecchio saggio?

«Non so come aiutarvi, ma se volete posso prestarvi il mio cammello». Così ebbero 18 cammelli.
Il primo figlio se ne prese la metà (9)
Il secondo un terzo (6)
Il figlio più giovane prese il nono (2)
Tot: 9+6+2= 17
Avanzò un cammello, che restituirono al vecchio saggio!

Questo piccolo dilemma (Scuola di Negoziazione di Harvard) è un classico esempio di Gestione del Conflitto.
Per risolvere i conflitti occorre lavorare sulla struttura profonda della problematica, una struttura fatta di interessi e motivazioni delle persone. Non è sufficiente, né consigliabile fermarsi alla struttura superficiale, fatta solo di posizione assunte dalle parti.

Un altro esempio.
«Due sorelle litigavano per un’arancia. Una di loro riteneva di averne più diritto in quanto l’aveva presa per prima, invece l’altra argomentava che il diritto spettava a lei essendo la primogenita».
La madre, nel tentare una soluzione imparziale, offrì di tagliare il frutto a metà: le bambine rifiutarono fermamente e non accettarono la soluzione proposta, continuando a litigare!
La nonna, che osservava attenta la scena, decise di chiedere a ognuna delle bambine perché volevano l’arancia.
La più piccola rispose che aveva sete e l’altra che voleva la buccia per preparare una torta poichè aveva fame.
Così la nonna grattugiò la buccia dell’intera arancia e la offrì ad una delle nipoti, spremette la polpa dell’intera arancia e la offrì all’altra.
Come vediamo, se la soluzione fosse stata impostata sulla base delle posizioni iniziali delle bambine, le diverse possibilità sarebbero state:

1. aggiudicare l’arancia alla sorella maggiore
2. aggiudicare l’arancia alla sorella minore
3. dividere l’arancia a metà

Nessuna di queste soluzioni sarebbe stata in grado di soddisfare gli interessi delle sorelle.
Gli accordi negoziati si basano, quindi, sulla possibilità di rinforzare gli interessi comuni, transigere gli interessi opposti e raggiungere la maggior soddisfazione possibile riguardo gli interessi differenti.
Nel nostro esempio, gli interessi delle sorelle sono allo stesso tempo comuni (l’arancia) e differenti (una voleva la spremuta e l’altra una torta).

La risoluzione dei conflitti è legata anche alla creatività e alla capacità di uscire fuori dagli schemi.

 

Che cos’è l’ipnosi dinamica?


L’Ipnosi è un fenomeno psicosomatico ed è una condizione “naturale” in cui possono riattivarsi molte risorse e potenzialità. Indipendentemente dallo scopo, l’ipnosi rigenera corpo e anima e agisce sul sistema immunitario. Oggi, per fortuna, si sentono sempre più riferimenti all’uso dell’ipnosi in campo psicologico e medico.

Forse, in pochi sanno che possiamo provocare un’ipnosi, anche in tempo ridotti, se inviamo al soggetto degli stimoli emotivi di cui quest’ultimo non colga il valore e il significato. Si tratta, cioè, di segnali non verbali: gesti, vocalizzi, variazione della prossemica, ecc.
La persona si accorge che qualcosa cambia nel suo stato di coscienza, sul piano emotivo e nelle sue reazioni, ma non riesce a identificarne la causa. Questo comporta una sorta di comunicazione subliminale immediata.

In funzione di tali stimolazioni emotive ricevute e delle implicazioni relazionali, l’individuo è portato a sviluppare un transfert profondo e veloce con l’operatore.
L’utilizzo di versi, rumori e di un linguaggio non verbale specifico, riporta ad una forma di interazione primitiva e gli scambi comunicativi sono da intendere come quelli precoci tra genitore e bambino. Avremo, infatti, una serie di atti non verbali penalizzanti e gratificanti. Mentre la penalizzazione consiste in una sollecitazione emotiva, la gratificazione ha la funzione di procurare sollievo e distensione.
Il compito dell’operatore sarà prevalentemente quello di penalizzare, cioè inviare simboli che mettono tensione al soggetto. La gratificazione verrà, invece, usata come contrappeso, ridimensionando il carico emotivo. Su tale bilanciamento si basa essenzialmente l’Ipnosi Dinamica.


Vorrei precisare che la fondamentale qualità affinché l’ipnosi possa andare a buon fine è l’assorbimento, ovvero la capacità di rimanere fortemente concentrati su qualcosa.
In ogni caso, anche attraverso l’Ipnosi Dinamica, possiamo raggiungere differenti stadi:

– Ipnosi leggera: si assiste ad una generale apatia del soggetto; il corpo appare inerte; la respirazione rallenta, così come il battito cardiaco. Il soggetto sembra più concentrato sull’operatore che sull’ambiente. Le palpebre cominciano a sbattere più frequentemente e/o lentamente. A questo livello di ipnosi, l’operatore può, comunque, inserire già delle semplici suggestioni.

– Ipnosi media: l’ipnosi media è caratterizzata da una marcata mancanza di tono muscolare del volto; da un rallentamento della respirazione e da flaccidità degli arti. Si assiste ad una inibizione del movimento volontario e allo sviluppo di rigidità, analgesia, illusioni e, successivamente all’ipnosi, ad un ricordo parziale di quando avvenuto.

– Ipnosi profonda: nell’ipnosi profonda possiamo riscontrare una condizione sonnambolica, ovvero ad una capacità di camminare e obbedire ad istruzioni senza modificare la trance. Il soggetto può vivere allucinazioni e controllare alcune funzioni organiche (battito del cuore, pressione, digestione, …). I movimenti risultano legnosi e rallentati. Potremmo anche riscontrare una condizione di tipo stuporoso, ma che si riscontra in una percentuale molto bassa. È contraddistinta da estrema flaccidità muscolare, inibizione completa dell’attività spontanea e totale analgesia. Al risveglio, il soggetto manifesta una profonda distorsione temporale e importante amnesia. In questa condizione, alcuni soggetti dichiarano di aver sperimentato esperienze paranormali o di essere tornati a vite passate.

Ipnosi e Sindrome di Silver Russell: un caso magico.

La sindrome di Silver Russell (SSR) è una malattia genetica caratterizzata principalmente da un ritardo di crescita pre e post-natale, associato a peculiari caratteristiche del volto. In taluni casi, si riscontra anche asimmetria corporea.
Secondo i dati disponibili, maschi e femmine sono affetti in egual misura.

Le cause sono di natura genetica e il denominatore comune sembra essere uno sbilanciamento nell’espressione di geni necessari per la regolazione della crescita.
Tale sbilanciamento è determinato da un fenomeno denominato imprinting genomico. Tra il 35 ed il 50% dei casi la SSR è causata da anomalie dei geni, localizzati a livello del braccio corto del cromosoma 11 (11p5).
Nel 40% circa delle persone con SSR non si riesce ad individuare una causa genetica. E’ possibile che siano in causa alterazioni dell’imprinting di geni che non appartengono né al cromosoma 7 né al cromosoma 11.
Di solito non è possibile la diagnosi prenatale in quanto la maggior parte dei casi è sporadica.

La caratteristica principale dei bambini affetti da SSR è lo scarso accrescimento corporeo. Alla nascita, sia il peso che l’altezza sono molto inferiori alla norma e tale rallentamento della crescita persiste anche successivamente.
In realtà, lo scarso accrescimento riguarda soprattutto il peso. Inoltre, non coinvolge il capo: la circonferenza cranica, infatti, accresce normalmente. Per tale motivo il capo sembra sproporzionatamente voluminoso.
La fronte è larga e prominente, contrasta con il viso triangolare e piccolo, con il mento piccolo e appuntito, la bocca larga con labbra sottili e angoli rivolti verso il basso, gli occhi grandi e le sclere blu.
Nel 60-80% dei casi è stata osservata asimmetria degli arti, di solito parziale ma non progressiva. Sono comuni la brachidattilia (dita più corte del normale) e la clinodattilia del V dito (mignolo ricurvato).
Lo sviluppo motorio, generalmente, è rallentato e in alcuni casi si può riscontrare un deficit cognitivo.
Non esiste un trattamento specifico per tale malattia, tuttavia, i bambini affetti da SRS possono essere trattati con ormone della crescita (GH).

Il problema più rilevante però, è la gestione dell’alimentazione, poiché i bambini manifestano scarso appetito e problemi gastrointestinali, come reflusso gastroesofageo e/o vomito ricorrente.
L’obiettivo principale della gestione dei primi anni è fornire, quindi, un adeguato supporto nutrizionale e calorico.
A tal proposito, in un bambino affetto da SSR è stato attuata una terapia ipnotica, consistente in sei sedute da due ore circa, con il primario obiettivo di implementare la nutrizione e quindi il peso.

Certificare il Fattore Umano Mirco Turco

 Il bambino, 5 anni, figlio unico, mostra normale socievolezza, attenzione e concentrazione nel gioco libero e in quello guidato. Ricerca, inoltre, molto il contatto fisico e la vicinanza. Si evidenzia una difficoltà nelle espressioni emotive del viso, ad eccezione della gioia. Manifesta, inoltre, un ritardo significativo nel linguaggio e nella comunicazione.
 È stato nutrito, prevalentemente, con l’ausilio di sondino e cannule.
 I genitori palesano molta ansia a causa della situazione e manifestano, a tratti, una comunicazione discordante. Il bambino è assistito, prevalentemente, da una terza figura, una tata. L’ambiente dove vive il bambino è comunque confortevole e non si registrano altre anomalie significative.

L’approccio ipnotico è stato orientato gradualmente, attraverso il gioco libero. Il bambino ha mostrato, da subito, interesse e coinvolgimento. Ha palesato, già durante la prima sessione, rilassamento e sonnolenza con una riduzione della motilità. Le sedute successive hanno avuto la stessa durata e sono state arricchite da stimoli e condizionamenti legati al cibo e al gusto.
Già dalla terza sessione di ipnosi, il bambino mostra maggior interesse verso il cibo e un comportamento di esplorazione più motivato. Durante le sessioni, mangia tranquillamente e in autonomia alcuni pezzi di pane.
A distanza di una settimana, il bambino ha abbandonato la nutrizione con i vari sondini e si avvicina in modo più normale al cibo su una tavola bandita riccamente.
Per rinforzare il nuovo apprendimento, è stato coinvolto in attività semplici di cucina, come preparare un dolce, apparecchiare tavola, assaggiare e valutare una pietanza.

L’aspetto “magico” di questa storia clinica non riguarda l’efficacia dell’ipnosi, su cui, non nutro, ovviamente, dubbi, ma sulla constatazione che il lavoro ipnotico, nella sua complessità, “funziona” anche indipendentemente dalla lingua e dalla cultura. Il bambino in questione, infatti, è straniero!

Il rettile che è in noi.


Tutte le cose che mi piacciono sono illegali, immorali oppure fanno ingrassare (A. Woollcott).

La struttura del cervello va analizzata da un punto di vista dell’evoluzione. Questa pseudologica appare paradossale, poiché, ogni volta che le attività e i comportamenti che il cervello deve governare si complicano, nuove strutture crescono sopra quelle più antiche. I livelli nuovi devono convivere con quelli più vecchi e il problema sostanziale è che non se ne possono affatto sbarazzare!
Per noi, i piani bassi di questo ipotetico palazzo, vengono rappresentati dal cervello dei rettili. All’interno della nostra sopravvalutata scatola, abbiamo in comune qualcosa con i coccodrilli e le lucertole …
La sopravvivenza di un rettile è organizzata in base a quattro obiettivi fondamentali:
1. Nutrizione.
2. Riproduzione.
3. Attacco e fuga.
4. Esplorazione.


In pratica, il primo interesse esistenziale per noi “rettili” è la nutrizione. Mangiare tutto quello che troviamo, poiché il domani non esiste! Oggi, ovviamente, tutti concordiamo che le cose sono mutate, ma non possiamo convincere quella parte del cervello che la pensa diversamente. Il cervello rettiliano, infatti, è così antico da non essere modificabile e di fatto, non apprende.
Il rettile che è in noi è sprovvisto di freni morali e non conosce leggi. A tenerlo a bada è solo l’inquilino del piano di sopra, la neocorteccia prefrontale. Una delle sue funzioni è proprio quella di inibire o modulare l’attività del rettile. Il problema, questa volta, è che la corteccia prefrontale va allenata!
Oggi, sappiamo che siamo mossi, tra l’altro, da due piaceri fondamentali: il piacere consumatorio e quello anticipatorio. È meglio consumare o desiderare? Sembra un dilemma amletico, ma gli antichi sostenevano che “ogni animale è triste dopo l’accoppiamento”. È meglio vivere di gioie che vengono dall’attesa? È meglio l’attesa del piacere che il piacere stesso?


Il piacere consumatorio è quello che si prova nel momento della soddisfazione di un bisogno primario, ad esempio, durante l’assunzione di un cibo prelibato. Il piacere anticipatorio è legato, invece, al desiderio. Quando ci sentiamo, ad esempio, attivati verso un determinato obiettivo, viviamo in una situazione di desiderio intenso che pur diverso dal piacere consumatorio è comunque stimolante.
Il piacere consumatorio è legato alla classe degli oppiacei. Il piacere anticipatorio si basa, invece, sulla mediazione di un neurotrasmettitore, la dopamina. La scarica di dopamina viene percepita dal cervello come un’anticipazione del piacere consumatorio, ed è questo che ci spinge ad agire!
Quando otteniamo qualcosa, acquistando magari la padronanza di un’attività o mentre conquistiamo un obiettivo, avviene un “picco” del rilascio di dopamina. Il picco ha uno scopo preciso: la dopamina agisce in modo coordinato con l’acido glutammico per fissare il legame tra i neuroni che si sono attivati nel generale il comportamento vincente. In tal modo, memorizziamo tutti gli aspetti che sono stati utili per raggiungere proprio quell’obiettivo: sensazioni visive, uditive, viscerali, motorie, quindi, l’atteggiamento mentale giusto!

Potremmo dire che il senso di padronanza acquisito e la sensazione di potercela fare, scatenano il rilascio di dopamina e poi, alimentano il desiderio di ripetere l’esperienza. Quando l’obiettivo è scontato, il senso di padronanza o sfida viene stimolato poco e, di conseguenza, anche il rilascio di dopamina. Attenzione a quando l’obiettivo è semplicemente considerato impossibile. In tal caso, non vi sarà alcun rilascio.
Il piacere di sentirsi capace rappresenta un meccanismo fondamentale per la sopravvivenza, soprattutto per noi esseri umani, che nasciamo inermi e con pochissime competenze. Ricordiamo, inoltre, che il senso di padronanza si acquisisce solo con una forte automotivazione e con ferrea perseveranza.

Fonte: OPUS, Pietro Trabucchi. Corbaccio, 2018.

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