Spegnere la voglia, non solo la sigaretta: i protocolli antifumo con l’EMDR
Nessun fumatore ha mai smesso perché non sapeva che il fumo fa male. Lo sa benissimo. Lo legge sul pacchetto ogni volta che lo apre. Eppure la mano va lì, da sola, con la precisione di un riflesso.
Il problema non è l’informazione. È la memoria.
La sigaretta non è una sostanza. È un ricordo.
Ogni sigaretta porta con sé una scena. Il caffè del mattino. La pausa dopo una telefonata storta. Il finestrino abbassato in macchina, la prima boccata dopo una giornata infinita. Il cervello non archivia solo la nicotina: archivia il contesto, l’odore, il gesto, e soprattutto il sollievo.
È come un sentiero nel bosco percorso mille volte. All’inizio era solo erba calpestata; oggi è una strada battuta, e il piede ci finisce sopra senza chiedere permesso. Il craving, la voglia improvvisa e prepotente, non è debolezza di carattere: è quel sentiero che si riaccende appena compare un segnale familiare.
Ecco perché tanti tentativi falliscono. Si combatte la sigaretta, ma non si tocca la scena che la richiama.

Che cosa c’entra l’EMDR con il fumo
L’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing), messo a punto da Francine Shapiro, nasce per il trauma. Durante la seduta la persona richiama un ricordo mentre segue una stimolazione bilaterale: di solito i movimenti oculari, a volte suoni o tocchi alternati.
Una delle spiegazioni più studiate passa dalla memoria di lavoro. Tenere a mente un’immagine e, nello stesso momento, seguire con gli occhi un movimento è un doppio compito: la mente ha risorse limitate e l’immagine ne esce meno nitida e meno carica di emozione. Quando torna in archivio, torna più sbiadita.
E qui sta il ribaltamento. Se questo meccanismo può togliere forza a un ricordo che fa male, può toglierla anche a un ricordo che fa troppo bene. Quello della sigaretta, appunto.
I protocolli: strade diverse, stesso bersaglio
Nel tempo sono nati diversi protocolli EMDR dedicati alle dipendenze. Non sono ricette in competizione, ma angolazioni diverse sullo stesso nodo.
- DeTUR (Desensitization of Triggers and Urge Reprocessing), di A.J. Popky. Lavora sui fattori scatenanti e sull’impulso, misurandone l’intensità, e ancora la persona a un’immagine concreta della propria vita libera dalla dipendenza. L’autore stesso lo presenta come una parte di un trattamento più ampio, non come una bacchetta magica.
- FSAP (Feeling-State Addiction Protocol), di Robert Miller. Parte da un’idea precisa: il comportamento si “incolla” a uno stato emotivo intenso (sentirsi liberi, calmi, adulti, ribelli). È quel legame, non la sigaretta in sé, che il protocollo va a sciogliere.
- Lavoro sulla “memoria della dipendenza”, sviluppato tra gli altri da Michael Hase (protocollo CravEx): si elaborano i ricordi del craving e i primi episodi di piacere legati alla sostanza. È nato in ambito alcologico, ma la logica è la stessa.
C’è poi un livello più profondo. Molto spesso la sigaretta è un regolatore emotivo: spegne l’ansia, riempie un vuoto, mette una distanza tra sé e qualcosa che fa male. In questi casi lavorare solo sulla voglia non basta: bisogna guardare cosa c’è sotto.
Cosa dice la ricerca, senza illusioni
Qui serve onestà, perché attorno al fumo girano promesse facili.
Nel 2016 Littel, van den Hout ed Engelhard hanno pubblicato su Frontiers in Psychiatry uno studio con 50 fumatori quotidiani. Ognuno richiamava un ricordo legato al fumo: metà lo faceva seguendo con gli occhi un punto in movimento, metà guardando uno schermo vuoto. Nel secondo gruppo la nitidezza del ricordo e la voglia legata a quella scena aumentavano; nel gruppo con i movimenti oculari restavano stabili. Gli stessi autori lo definiscono una prova di principio: una sola breve seduta, in laboratorio, senza follow-up e senza misurare quanto le persone fumassero davvero dopo.
Nel 2014 un gruppo di ricercatori greci (Tsoutsa e colleghi) ha presentato su Tobacco Induced Diseases i dati di 24 fumatori che avevano ripreso a fumare: sei sedute di FSAP per metà di loro, sei sedute di terapia cognitivo-comportamentale per l’altra metà. Hanno smesso il 50% nel primo gruppo e il 25% nel secondo. Numeri incoraggianti, ma su un campione minuscolo, in un abstract congressuale e senza un follow-up riportato.
Il quadro, quindi, è questo: una pista promettente, con una base teorica solida e risultati iniziali interessanti, ma ancora lontana da prove definitive. Chi vi promette di smettere in una seduta sola, con qualunque metodo, vi sta vendendo fumo.
Come si lavora, in concreto
- Valutazione. Storia del fumo, livello di dipendenza fisica, tentativi precedenti, motivazione reale, eventuali esperienze difficili che la sigaretta tiene a bada.
- Mappa dei trigger. Le situazioni, le persone, le emozioni e perfino gli orari che accendono la voglia.
- Risorse e futuro. Prima di toccare la voglia, si costruisce un’immagine solida di sé senza sigaretta: non un divieto, ma una direzione.
- Desensibilizzazione. Uno alla volta si elaborano i trigger, i ricordi di piacere e l’impulso, finché perdono la loro presa.
- Prevenzione della ricaduta. Si lavora in anticipo sui momenti a rischio, perché la vera prova arriva settimane dopo, non in studio.
Una nota che non va saltata
L’EMDR va praticato solo da professionisti formati, all’interno di un percorso psicologico. La nicotina crea anche una dipendenza fisica: quando serve, il lavoro psicologico si affianca al medico e agli eventuali supporti farmacologici, non li sostituisce.
La sigaretta non ti chiede di fumare. Ti ricorda come ti sentivi l’ultima volta che l’hai fatto.
E allora la domanda vera non è “quanta forza di volontà ho?”, ma un’altra: qual è la scena che la tua sigaretta ti racconta ogni volta che la accendi?
Se vuoi scoprirlo e smettere davvero, scrivimi a dr.mircoturco@gmail.com o guarda come lavoro con Ipnosi ed EMDR.
Fonti
- Littel M., van den Hout M.A., Engelhard I.M. (2016). Desensitizing Addiction: Using Eye Movements to Reduce the Intensity of Substance-Related Mental Imagery and Craving. Frontiers in Psychiatry, 7:14. Leggi lo studio
- Tsoutsa A., Fotopoulos D., Zakynthinos S. et al. (2014). Treatment of tobacco addiction using the Feeling-State Addiction Protocol (FSAP) of the EMDR treatment. Tobacco Induced Diseases, 12(Suppl 1):A25. Leggi l’abstract
- Popky A.J. (2005). DeTUR, an urge reduction protocol for addictions and dysfunctional behaviors. In R. Shapiro (a cura di), EMDR Solutions: Pathways to Healing. W.W. Norton.













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