Categoria: <span>Apprendimento</span>

Edugaming: Le soft skill entrano nei videogiochi di formazione

Un importante articola mostra il progresso continuo della nostra attività di edugaming con PA360 …

PA360 Training on skills sviluppa una piattaforma di videogiochi formativi 3D per allenare competenze trasversali e life skill. Un modello che porta l’edugaming nella formazione aziendale, con badge certificati in blockchain e integrazione con i sistemi HR.

Le soft skill entrano nei videogiochi di formazione – Parole di Management

Ipnosi e Apprendimento

L’ipnosi ha trovato applicazioni in vari contesti terapeutici. Più recentemente, si è indagato il suo potenziale per potenziare l’apprendimento e la memoria, con risultati promettenti. Ma come funziona esattamente l’ipnosi nel migliorare l’apprendimento? Quali meccanismi psicologici e neurologici sono coinvolti?

Ipnosi e concentrazione

Uno dei fattori chiave che rende l’ipnosi utile nell’apprendimento è la sua capacità di migliorare la concentrazione e di ridurre le distrazioni. Quando una persona entra in uno stato ipnotico, l’attenzione è focalizzata su stimoli specifici, mentre altri pensieri vengono messi da parte. Questo stato mentale ottimale, detto anche “trance”, può facilitare l’acquisizione di nuove informazioni, soprattutto in contesti educativi o di apprendimento di nuove abilità.

Secondo alcuni studi, l’ipnosi può migliorare la memoria a lungo termine e la capacità di richiamo. Gruzelier et al. (2002) hanno scoperto che soggetti in stato di ipnosi dimostravano un miglioramento nella memorizzazione di informazioni complesse rispetto a coloro in uno stato di veglia normale. La ridotta distrazione e l’attenzione focalizzata sembrano giocare un ruolo importante.

Ipnosi e stress legato all’apprendimento

L’apprendimento può essere ostacolato da ansia e stress, soprattutto in contesti come esami o performance pubbliche. L’ipnosi, grazie al suo potere di ridurre lo stress e l’ansia, può creare un ambiente psicologico più favorevole per l’apprendimento. Un individuo rilassato è generalmente più ricettivo alle informazioni e più capace di accedere a ciò che ha imparato.

Uno studio condotto da Barabasz e Spiegel (1989) ha mostrato che studenti ansiosi che avevano ricevuto sessioni ipnotiche miglioravano significativamente i loro risultati accademici rispetto a coloro che non avevano seguito la terapia. La riduzione dell’ansia da prestazione permetteva loro di accedere con maggiore facilità alle informazioni durante gli esami.

Meccanismi neurobiologici coinvolti

L’ipnosi sembra influenzare direttamente l’attività cerebrale. Studi di neuroimaging hanno mostrato che in stato ipnotico si attivano aree del cervello legate all’apprendimento e alla memoria, come l’ippocampo e la corteccia prefrontale. Queste aree sono essenziali per l’elaborazione e l’archiviazione di nuove informazioni.

Inoltre, l’ipnosi può migliorare l’apprendimento implicito, cioè quel tipo di apprendimento che avviene senza una consapevolezza esplicita del processo di acquisizione. Questo è particolarmente utile in contesti come l’apprendimento di lingue o abilità motorie, in cui l’allenamento ripetitivo gioca un ruolo fondamentale.

Applicazioni pratiche

L’ipnosi viene utilizzata in diversi ambiti per migliorare l’apprendimento:

  • Apprendimento linguistico: Sessioni ipnotiche possono essere usate per migliorare l’acquisizione di una seconda lingua, grazie alla ridotta ansia e alla maggiore concentrazione.
  • Sport e abilità motorie: Atleti professionisti hanno usato l’ipnosi per migliorare l’apprendimento di movimenti complessi, visualizzando le tecniche e perfezionando le prestazioni.
  • Memorizzazione accademica: L’ipnosi può essere utilizzata per facilitare la memorizzazione di grandi quantità di informazioni in preparazione di esami o prove accademiche.

L’ipnosi non è sicuramente una bacchetta magica per l’apprendimento, ma è uno strumento potente che può ottimizzare il processo in determinate condizioni. Grazie alla sua capacità di ridurre l’ansia, migliorare la concentrazione e facilitare l’apprendimento implicito, l’ipnosi offre un potenziale interessante nel potenziamento delle capacità cognitive. Tuttavia, ulteriori ricerche sono necessarie per comprendere meglio i meccanismi alla base e stabilire protocolli più precisi per il suo utilizzo in contesti educativi.

Soft Skills e Valore Umano

Le soft skills sono competenze trasversali molto richieste negli scenari moderni del lavoro e delle organizzazioni. Possono essere considerate delle abilità che contraddistinguono un individuo e che, di fatto, fanno la differenza! Se una competenza tecnica è ben dimostrabile attraverso un titolo o un percorso specialistico, le soft skills si riferiscono maggiormente al reale Valore Umano. Rappresentano, inoltre, l’insieme di competenze personali, sociali e metodologiche. Motivazione, resilienza, autostima e autoefficacia; capacità comunicative, empatia, capacità di lavorare in gruppo; capacità di analisi, problem solving, gestione dello stress sono esempi di soft skills.

Per facilitare la “crescita personale” e lo sviluppo professionale e in armonia con le diverse richieste odierne in materia di formazione, ho realizzato ” SOFT SKILLS E VALORE UMANO”, un’opera chiara e pragmatica per tutti che affronta in modo dettagliato alcune di queste competenze ritenute strategiche.

L’ebook è scaricabile GRATIS per gli abbonati Amazon kindle o a soli 2,99 euro.

 

Sei un procrastinatore?

Sei un procrastinatore? Mi auguro che tu abbia letto gli articoli sul mio sito e abbia compilato anche il test. In ogni caso, vorrei donarti una guida operativa e pratica se ancora hai dubbi o ti accorgi di non aver smontato ancora la tua cattiva abitudine.

STOP PROCRASTINAZIONE è un manuale pragmatico fatto proprio per te. In poche mosse, con trucchi, strategie e azioni di vero coaching diventerai più consapevole per risolvere il problema. FALLO ORA!

Puoi scaricare GRATIS l’ebook se sei un abbonato Amazon, oppure a soli 2,99 euro!

Ipnosi e Studio

Può l’ipnosi migliorare la performance scolastica?

Può l’ipnosi influire strategicamente sulla memoria e la concentrazione?

Può l’ipnosi aumentare il processo creativo?

Già nel 2006 fu dimostrato (Columbia University) che l’ipnosi agisce profondamente sui processi cognitivi.  Sembra che in stato di ipnosi, alcuni stimoli appresi vengano assorbiti con maggior vividezza rispetto ad uno stato di veglia normale. Ciò influisce direttamente sulla memoria. Inoltre, durante lo stato ipnotico si verifica una maggior attivazione di aree cerebrali deputate alla concentrazione.

Ulteriori studi hanno dimostrato che in stato ipnotico la persona è in grado di migliorare l’elaborazione semantica e di accedere più facilmente al pensiero creativo. Ciò si verificherebbe anche con maggior “velocità e accuratezza nella risposta”.

L’ipnosi agisce migliorando la memoria, la concentrazione, la creatività, ma non solo. Favorisce un maggior controllo delle proprie risorse cognitive ed è sicuramente utile per migliorare la performance nello studio. Un ulteriore studio illuminante a questo proposito ha dimostrato che i voti di alcuni studenti che partecipavano a delle sedute di gruppo di ipnosi sono migliorati rispetto ai gruppi di controllo. Ciò fa emergere che l’ipnosi è un ottimo strumento anche in situazioni di gruppo.

L’ipnosi è un utile strumento anche per affrontare e gestire il problema complesso della procrastinazione, ovvero la tendenza a rimandare. Si calcola, infatti, che la procrastinazione accademica sia molto diffusa (70% circa). Essa, inoltre, è connessa ad altre problematiche dello studente, come la gestione del tempo e delle priorità e la distraibilità. (cfr articoli specifici sul sito)

L’efficacia comunicativa nella Criminologia e nell’Investigazione

La comunicazione è un processo complesso e diventa uno strumento strategico in alcuni contesti particolari, quali quello criminologico e investigativo. Una formazione adeguata in comunicazione diventa una tappa fondamentale per ogni esperto, che sia poliziotto, avvocato, investigatore, tecnico forense.

Essere efficaci significa, in primis, ottenere “un risultato” e nella criminologia e nell’investigazione tale risultato potrebbe essere: un’informazione chiave, una testimonianza, una collaborazione, … Per essere efficaci non basta però conoscere il proprio mestiere. Conosco molti professionisti che, per quanto bravi, peccano ad esempio di empatia, di ascolto, di attenzione o magari non riescono a gestire il silenzio. Tali fattori, in verità, assumono il peso principale durante una qualsiasi indagine. Per utilizzare strategicamente la comunicazione occorre essere dotati di una buona intelligenza emotiva e relazionale; cosa non scontata …

Un processo comunicativo efficace dovrebbe partire sempre e comunque da un aspetto banale, l’attenzione,  che rappresenta, al contempo, il primo gradino di una piramide di 10 scalini:

  1. L’attenzione. Siamo distratti e facilmente distraibili, soprattutto nella comunicazione. La nostra soglia d’attenzione è molto bassa e spesso cadiamo in fraintendimenti. Occorre essere “centrati” sulla persona con cui stiamo conversando.
  2. L’ascolto. Ascoltare è un’attività consapevole. Dobbiamo decidere di ascoltare che è diverso dal sentire. Ascoltare è un atto volontario ed è così importante che il motto della famosa Unità di Negoziazione in caso di Presa di Ostaggi di New York è proprio “PARLA CON ME”. Significa, banalmente, che tu parli ed io ascolto …
  3. Il Rispecchiamento. Il mirroring diventa strategico, soprattutto nelle prima fasi di una conversazione. Significa “imitare” intelligentemente l’altro nel modo di esporsi, negli atteggiamenti, nella comunicazione non verbale. Il mirroring è un’attività complessa e delicata e rappresenta una “danza” dell’intero processo con l’altro.
  4.  La Prossemica. Dimentichiamo di essere  animali e la gestione delle distanze durante la comunicazione, a volte, fa la differenza. Conoscere la prossemica e gestirla anche a seconda delle persone con cui ci rapportiamo e a seconda del contesto, diventa tappa obbligata.
  5. L’Assertività. Esprimere il proprio punto di vista, la nostra opinione, le nostre emozioni è un’abilità umana rilevante. L’assertività deve essere però praticata strategicamente e diventa uno strumento efficace per ottenere ciò che desideriamo.
  6. La Persuasione. Essere persuasivi non significa “avere carattere”, come spesso qualcuno intende. Esistono delle “regole” precise per esercitare la persuasione. Alcune di queste regole sono insite nella natura umana, ma vanno esplicitate e rese consapevoli, in modo da poterle utilizzare con successo.
  7. La Comunicazione Non Verbale. Esiste un vocabolario complesso, un “universo parallelo” della comunicazione e conoscerlo e saperlo gestire è fondamentale. Occorre però fare molta attenzione anche al contesto culturale e alla personalità.
  8. La Cronemica. In pochi sanno che il tempo influisce sulla comunicazione. Chiaramente, non in senso atmosferico! Il tempo è una variabile “strana”, che è influenzata anche dalla cultura, ma non solo. Comprendere il senso del tempo durante una conversazione è un’altra tappa importante.
  9. Il Simbolismo. Gli atti comunicativi hanno un “senso” simbolico ed un impatto forte sulle persone. Conoscere e gestire strategicamente i simboli che trasferiamo con il nostro atteggiamento e i gesti è un’arte profonda e delicata, ma di grande efficacia.
  10. Lo Stress Management. Comunicare è un’attività stressante e comunicare in contesti peculiari, quali quello criminologico e investigativo, lo è ancora di più. Conoscere lo stress, le fasi dello stress e saperlo gestire è quanto mai auspicabile.

Oltre a questi 10 punti strategici per comunicare efficacemente, nel contesto criminologico e investigativo è anche molto importante conoscere e utilizzare le strategie di negoziazione. Anche la negoziazione è un’arte che richiede impegno, studio e applicazione.

 

 

 

Imprenditoria e Gentilezza (che non c’è)

Qualche giorno fa mi sono felicemente “imbattuto” in un articolo che sottolineava la “Gentilezza” e la rilevanza strategica in ambito aziendale. Contemporaneamente, cercavo di negoziare con un imprenditore, illustrando l’importanza imminente di “trattare” i lavoratori come vere Risorse. Jung lo avrebbe chiamato “evento sincronistico”. Tale coincidenza però, penso sia servita solo a me!

Un argomento molto interessante e affascinante che dovrebbe essere approfondito da molti imprenditori di oggi è proprio quello legato alla Gentilezza. Qualcuno parla addirittura di “vantaggio competitivo per il business.” La gentilezza è una filosofia di vita e non è un segno di debolezza o sottomissione, è anche una forma culturale che ci aiuta ad essere più equilibrati e in armonia con il resto del mondo, compreso quello lavorativo. Per alcuni imprenditori tali affermazioni potrebbero già risultare difficili, soprattutto se convinti delle loro convinzioni e delle loro sfaccettature narcisistiche e simil psicopatiche.

Caro imprenditore, non farai mai un salto qualitativo (e quantitativo) se continuerai a trattare gli altri come oggetti o come “voce di spesa”! 

Un atteggiamento improntato sulla gentilezza e sull’empatia plasma strategicamente un ambiente di lavoro e favorisce il benessere psicofisico, oltre a incidere sulla performance e sul clima organizzativo. Concetti, forse, che ancora sfuggono ad alcuni imprenditori. Non è un caso che paesi come la Norvegia e la Svizzera (dove si investe maggiormente in benessere) sono i Paesi più felici in cui vivere.

La gentilezza ripaga anche nei rapporti interpersonali, tra colleghi, clienti e fornitori. Inoltre, alcune ricerche dimostrano che le persone felici sul lavoro sono anche più produttive (12%). E questo, caro imprenditore, magari potrebbe interessarti maggiormente. Gentilezza è un ulteriore valore aggiunto per ogni sistema lavorativo e significa soprattutto riconoscere il valore dell’altro. Ma probabilmente, caro imprenditore, dovresti ritornare sui banchi di scuola!

Antistress

Sulla Libertà …

Sulla Libertà …

Antistress

In questi giorni particolari, che spero costituiscano memoria per tutti, mi sono fermato, spesso, sulla nostra tanto amata libertà e sul senso –eventuale – di essa.

Ho sempre pensato, indipendentemente dalla mia professione, che parlare di libertà fosse cosa assai difficile e che, di primo impatto, ogni volta che ne discutiamo, alimentiamo solo una mera illusione, indipendentemente dagli illustri inganni di parole.

Sicuramente, la libertà non consiste solo nel non avere un padrone, ma decidere di pensare, esprimersi ed agire senza costruzioni, ricorrendo alla nostra cara volontà, mediante una scelta.

Al contempo, però, mi balza il pensiero kantiano che la libertà è sempre e comunque condizionata: dal mondo reale, dalle leggi, dalle varie situazioni. E basterebbe riflettere superficialmente sulla situazione odierna … Ma non solo.

La libertà si ha senza che un sistema ci inghiotta (I. Berlin), cosa utopica direi e sarebbe quindi quanto mai opportuno parlare solo di percezione di libertà.

Kierkegaard affermava che la libertà non può non risentire della finezza della nostra esistenza che rende contraddittoria e drammatica ogni nostra scelta individuale, mentre K. Jaspers sosteneva  che ognuno di noi è, solo quando sceglie. Appunto, quale scelta? Poiché anche il non scegliere, a volte, diventa una scelta.

Psicologicamente, ritengo che il focus centrale e risonante sia non solo la nostra percezione della libertà, ma anche il nostro vissuto. Infatti, è ognuno di noi a crearsi  la sua prigione. Parallelamente, potrebbe evadere da essa.

Se da un lato, libertà significa anche capacità di determinarsi secondo un’autonoma scelta, è mio parere che non si tratta mai di libertà in senso assoluto, ma comunque e nuovamente di libertà condizionata da limiti esterni, ambientali e da limiti interni, ovvero pulsionali. La libertà appare dunque più una vera conquista che un mero dato.

Se non siete liberi interiormente, che altra libertà sperate di ottenere, diceva A. Graf, mentre M.L. King affermava  che la mia libertà finisce dove comincia la vostra!

Certo è che, in certe situazioni, vogliamo, ma non possiamo essere liberi. Proprio come oggi. Ma solo come oggi? O in fondo, è stato sempre così? Un uomo è libero nel momento in cui desidera esserlo,  diceva Voltaire.

Forse, in fondo, è sempre e comunque questione di consapevolezza. La libertà deriva, infatti, dalla consapevolezza e la consapevolezza dalla conoscenza. E quindi? Quanto conosciamo del mondo esterno, oltre che di quello interno? Oltre i paradossi della conoscenza, della stessa informazione e quindi della disinformazione, E. Fromm affermava che, di fatto, la libertà non la vogliamo. Perché la libertà ci obbliga a prendere decisioni e le decisioni comportano rischi.

Oggi, più che mai, occorre chiedersi quali possano essere questi rischi o se l’unico rischio è proprio quello della libertà!

Non posso, poi, non citare  S. Freud che, al solito, potrebbe avere una certa sensata ragione: la libertà non è un beneficio della cultura: era più grande prima di qualsiasi cultura, e ha subito restrizioni con l’evolversi della civiltà.

Ogni discorso sulla libertà è allora promosso dall’ignoranza delle cause che determinano il comportamento. E allora, forse, non ci rimane altro che essere liberi nell’anima …

I 9 Enneatipi al Lavoro

I 9 ENNEATIPI AL LAVORO

L’Enneagramma è anche un ottimo strumento per la Conoscenza e lo Sviluppo delle Risorse Umane. Può essere anche utilizzato in ambito selezione e valutazione, orientamento professionale ed è un sistema pragmatico per il Team Building.

 

1.       Gli uno esigono che l’autorità indichi linee di comportamento, in modo da sapere esattamente cosa si vuole e si sentono più sicuri con indicazioni chiare di responsabilità. Se il superiore è ritenuto capace e giusto, gli 1 si assumono volentieri la responsabilità, se non lo è, hanno la tendenza a starsene fuori. Per un 1 è essenziale che le regole non vengano cambiate arbitrariamente e agiscono, infatti, in base al regolamento, si ritraggono se temono di compromettersi o se devono prendere per primi una decisione rischiosa. Mettono in atto una capacità lavorativa straordinaria se vedono che anche gli altri si impegnano a fondo o se si stanno battendo per una giusta causa. Se un buon lavoro non viene riconosciuto dai superiori, gli uno tendono ad impuntarsi su errori irrilevanti per sfogare la loro rabbia. La tendenza al perfezionismo gli spinge finché non fanno le cose che andavano fatte.

L’ ambiente favorevole include un lavoro che richiede pianificazione e meticolosità dei particolari: insegnamento, contabilità, compiti organizzativi, pianificazione. Gli 1 amano il cerimoniale, il protocollo, le procedure formali. Possono essere ricercatori, filologi, predicatori.   Sono attratti dalle religioni e dalle fedi che esigono una stretta adesione alle regole.

2.       I 2 sono attratti dal potere e cercano amore da persone importanti. Riconoscono immediatamente i potenziali vincitori ed hanno una naturale sensibilità per la condizione sociale delle persone. Hanno necessità di una presenza e di consigli autorevoli. I 2 spesso assimilano la propria identità con quella dell’autorità, condividendone le vedute. I 2 preferiscono agire dietro le quinte, appoggiando l’autorità ed è molto raro che un 2 appoggi una posizione impopolare. Sanno riconoscere le potenzialità delle persone e sono disposti a lavorare anche per piccoli compensi materiali se la qualità del contatto umano è alta. Capaci di rivolgersi agli altri, di metterli a loro agio, di farli parlare. Adattabili.

Potrebbero lavorare in ambienti caratterizzati da   qualunque forma di collaborazione o associazione con una persona di potere, devoti di guru, braccio destro del capo, segretaria del presidente, … Professioni che implicano aiuto agli altri.

Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere.

3.       I 3 vogliono essere l’autorità. Sanno stabilire le priorità, portare a termine i progetti e godersi il riconoscimento che deriva dal successo. In generale la loro competitività è rivolta alla vittoria personale, ma se si identificano in un lavoro di gruppo, sono molto abili nel tenere insieme i vari membri. La presenza di un 3 è una garanzia di successo. Rappresenta un punto di riferimento per gli altri e sono abili nel cavarsela in situazioni difficili.

Ambiente favorevole: attività imprenditoriali, direttori, venditori, esperti comunicazione e costruttori di immagine, promozione, marketing. Gravitano attorno a situazioni in cui possono eccellere, o avanzare di carriera.

4.       I 4 ignorano le piccole autorità, ma hanno un grande rispetto verso le “grandi”. In questo possono essere o meno ribelli. Se l’autorità è punitiva o costrittiva il 4 cercherà di rompere le regole, cercando comunque di cavarsela. La grande autorità, invece, ha grande ammirazione, soprattutto se riconosce nel 4 una persona unica e speciale. Vi è un bisogno di essere riconosciuti da persone in vista. Il 4 sa riconoscere i talenti e smaschera gli eventuali “impostori”. Conoscono bene la differenza tra il migliore e il noto.

I 4 spesso hanno due lavori: quello che dà da mangiare e il lavoro da artista. Sono attratti da lavori in cui vi è una certa “bellezza”. Possono essere metafisici e profondi psicologi. Sono attratti dalla religione, dai rituali e dall’arte.

5.       I 5 non amano mettere tempo ed energie a disposizione degli altri. Sentono di avere una fonte limitata di energia e le interazioni personali li stancano facilmente. Fanno resistenza al controllo esercitato dall’autorità ritirandosi e accettano solo un minimo di supervisione. Il contatto con gli sconosciuti è considerato invasivo e considerano le ricompense o gli aumenti di stipendio come trappole usate dall’autorità. Un 5 può rinunciare a tali benefit a patto di poter stabilire da sé le proprie condizioni di lavoro. Sono disposti a lavorare molto se l’autorità gli concede di decidere orario e rapporti con gli altri. Sanno essere aperti e alla mano, ma solo se informati in anticipo delle loro mansioni. Hanno predisposizione per i progetti e la programmazione a lungo termine che richiedono una visione teorica. Rendono bene se sono considerati il “cervello” della situazione, senza però doversi occupare dell’esecuzione o della raccolta dei dettagli. I 5 sono i classici studiosi di “materie oscure”; gli organizzatori di vocabolari di una sconosciuta lingua tribale; programmatori che prediligono i turni di notte; i responsabili di un settore che però non hanno alcun contatto con la clientela.

6.       Il 6 ricerca un leader forte da seguire. Dubbioso sulla propria capacità di agire, proietta la propria forza sull’altro, soprattutto se esercita un ruolo autorevole. Assume un atteggiamento di idealizzazione e sottomissione all’autorità e sovente, aderisce con convinzione al gruppo, soprattutto per gestire la sua naturale paranoia. I 6 agiscono solo quando sono costretti a farlo e sono attratti da attività pericolose o competitive che richiedono una risposta veloce. Sono leali ad un gruppo e possono sacrificarsi per una giusta causa. È difficile rivolgere a un 6 un elogio, poiché un’attenzione particolare può destare sospetto (è una manovra? Cos’altro vorranno?). Un 6 tende alla procrastinazione e può lavorare in ambienti in cui la competizione è minima o esistono vincoli gerarchici stabiliti. Forze di polizia o professioni che richiedono un certo rischio. Possono prediligere professioni indipendenti.

7.       I 7 preferiscono l’egualitarismo, senza nessuno al di sopra e nessuno a di sotto. Se la loro libertà viene limitata, diventano feroci antiautoritari. Mantengono “alto” l’umore di un gruppo, con il loro modo di fare gradevole, con la piacevolezza nell’esprimersi, la simpatia e il fatto di “saperne un po’ di tutto”. Nel lavoro tendono a stimolare gli altri e le nuove idee e mostrano abilità spicca soprattutto nella programmazione. Mantengono un sano ottimismo di fronte agli ostacoli, ma possono soffrire per la routine. Preferiscono incarichi di ricerca, di collegamento tra progetti e persone e rapporti di consulenza. Sovente i 7 sono scrittori, narratori, editori, teorici di nuovi paradigmi, idealisti, futurologi e viaggiatori internazionali. Alla ricerca del meglio, preferiscono la interdisciplinarietà. Abili nella progettazione, nella sintesi e nel coordinamento.

8.       Gli 8 credono sempre di conoscere l’approccio giusto e di detenere il comando. Vogliono la leaderhip e la supervisione di tutti i particolari. Hanno la spinta a proteggere gli altri più “deboli”. Sono sempre in competizione con chi detiene una posizione di potere. Hanno necessità di dati affidabili e, a volte, ignorano la diplomazia. Odiano essere mantenuti all’oscuro e amano avere posizioni dominanti. Sanno essere ottimi condottieri, soprattutto in prima linea. Il loro ambiente ideale è la politica, il sindacato, le organizzazioni ambientaliste. Possono essere dirigenti d’azienda, con una parte che controlla e l’altra che esercita giustizia o costruttori, che da un lato accumulano fortune fabbricando condomini e nello stesso tempo, capeggiano con cuore una campagna per dare ricovero ai senzatetto.

9.       Un 9 lavora con un’azione chiara da seguire. Può sperimentare disagio se la posizione richiede continue scelte e decisioni. Preferiscono procedure collaudata e risultati prevedibili e il rapporto con l’autorità è buono se gli avanzamenti e i premi sono chiaramente stabiliti. In gruppo, il 9 assume posizioni e punti di vista dei colleghi e tende ad essere un armonizzatore dello stesso. Può essere un ottimo mediatore, ma non ha fame di riconoscimenti. Se immaturo non è in grado di dare soluzione alternative al gruppo e tende ad astenersi dalla responsabilità o dai doveri. Ambiente favorevole può essere quello di un lavoro di routine e procedure precise e determinate. Potrebbe prediligere lavori burocratici.

Food Fight Chefs

 

Spegnere la voglia, non solo la sigaretta: i protocolli antifumo con l’EMDR

Smettere di fumare non è una questione di informazione, ma di memoria. Come i protocolli EMDR lavorano su trigger, ricordi …

IDONEO al primo colpo

Dopo tanti anni trascorsi  ad aiutare, guidare, orientare giovani che desideravano entrare nelle Forze di Polizie e Forze …

Tra Ipnosi e Reincarnazione: il punto

1. Ian Stevenson: Il “Metodo Forense” applicato alle Vite Precedenti Ian Stevenson (1918–2007) non era un mistico …