Mese: <span>Giugno 2026</span>

Daimon: l’ultimo atto

Daimon. Borderline, ovvero l’epilogo finale, forse…

Dopo L’ottimismo del diavolo e Daimon. La quinta stanza, Mirco Turco (vincitore Golden Books Awards – Miglior Autore Thriller Psicologici 2024), conduce il lettore all’ultimo capitolo di una trilogia che intreccia thriller psicologico, indagine e riflessione sull’animo umano.

Il dottor Daimon torna ad attraversare territori in cui il confine tra razionalità e follia si fa sempre più sottile. Ogni certezza conquistata nei romanzi precedenti viene messa in discussione, mentre i misteri che hanno accompagnato il protagonista trovano nuove risposte e aprono interrogativi ancora più profondi.

Borderline non è soltanto un epilogo. È una discesa nei limiti della coscienza, là dove identità, memoria e verità si confrontano in un equilibrio fragile. Turco costruisce una narrazione intensa, ricca di tensione e di suggestioni psicologiche, mantenendo il lettore in bilico fino alle ultime pagine.

Il sottotitolo, ovvero l’epilogo finale, forse…, è già una dichiarazione d’intenti: ogni conclusione può rivelarsi un nuovo inizio, e ogni risposta può celare un’ultima domanda.

Un romanzo consigliato agli appassionati di thriller psicologici, atmosfere inquietanti e storie che esplorano i confini della mente umana. Per chi ha seguito Daimon fin dall’inizio, questo volume rappresenta il compimento di un viaggio; per i nuovi lettori, è l’occasione di scoprire una trilogia costruita attorno a un protagonista complesso e a un intreccio capace di unire suspense, introspezione e mistero.

 

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Sull’imbarcazione del dottor Daimon, la terapia inizia superando una passerella instabile, una prova d’equilibrio che mette a nudo ansie e resistenze.

In questo microcosmo fatto di legno scricchiolante e orizzonti marini, le abitudini sono prigioni e le convinzioni sono lenti che distorcono la realtà fino a far sanguinare anche i morti.

Tuttavia, mentre Daimon seziona le vite dei suoi pazienti, un’ombra si muove nel buio del porto. Tra personaggi bizzarri, scritte misteriose e il rintocco di uno zippo che scandisce il tempo, la distinzione tra vittima e carnefice svanisce.

In un mondo dove «l’universo se ne frega altamente», la sopravvivenza diventa l’unica legge possibile. Ma a quale prezzo si può davvero sparire e ricominciare?

 

Edugaming: Le soft skill entrano nei videogiochi di formazione

Un importante articola mostra il progresso continuo della nostra attività di edugaming con PA360 …

PA360 Training on skills sviluppa una piattaforma di videogiochi formativi 3D per allenare competenze trasversali e life skill. Un modello che porta l’edugaming nella formazione aziendale, con badge certificati in blockchain e integrazione con i sistemi HR.

Le soft skill entrano nei videogiochi di formazione – Parole di Management

La Neurobiologia del Trauma e del Suicidio: Oltre il Peso del Silenzio

Cosa succede davvero nel cervello traumatizzato? Un’analisi profonda sul legame tra trauma, solitudine traumatica e suicidio, oltre i falsi miti clinici. Intervento del dr. MIRCO TURCO alla Conferenza Internazionale di Bucarest – 12/06/2026

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Il Peso del Silenzio: Trauma, Violenza e Suicidio

Quando parliamo di suicidio, la società tende quasi sempre a porsi la domanda sbagliata: “Perché voleva morire?”. La verità clinica, tuttavia, ci impone di ribaltare completamente questa prospettiva. Chi si trova in quella situazione non ha un reale desiderio di morte; vuole semplicemente smettere di sentire un dolore non più tollerabile.

La vera domanda che psicologi, criminologi e professionisti della salute mentale devono porsi è: quanto dolore può tollerare un sistema nervoso umano prima di collassare?

Cos’è davvero un Trauma? Oltre l’Evento Estremo

Per anni il trauma psicologico è stato associato esclusivamente a eventi catastrofici o eclatanti: un grave incidente, una guerra o un episodio di violenza fisica. Oggi sappiamo che non è così.

Il trauma non è l’evento in sé, ma ciò che accade all’interno di un essere umano quando il dolore supera la capacità di essere elaborato.

La maggior parte dei traumi deriva da quella che possiamo definire una violenza invisibile. Non serve la guerra per distruggere un sistema nervoso; ferite profonde e devastanti che spesso non lasciano lividi visibili vengono causate da:

  • Umiliazione cronica

  • Trascuratezza e invalidazione

  • Paura continua e violenza psicologica

Un esempio emblematico è il caso clinico di una donna di 42 anni, senza storie di abusi evidenti, che per 17 anni si è sentita ripetere frasi come “Sei troppo sensibile” o “È colpa tua”. Arrivata in terapia, la sua percezione era totalmente alterata: “Forse sono io il problema”.

Neurobiologia del Trauma: Come Cambia il Cervello

 

Il trauma altera la struttura e il funzionamento cerebrale in modo profondo, spostando l’esperienza dal piano cognitivo a quello puramente corporeo. Il trauma, infatti, non viene ricordato, viene rivissuto: il corpo reagisce e sa prima ancora della coscienza (es. l’accelerazione cardiaca improvvisa).

Attraverso gli esami di neuroimmagine (fMRI) è possibile mappare la disfunzione metabolica e le alterazioni del cervello traumatizzato rispetto a un controllo sano:

 

Area Cerebrale Effetto del Trauma / PTSD Impatto Comportamentale
Amigdala

Ipertrofia funzionale e iperattività.

Risposta di allerta cronicamente attivata, ipervigilanza e bias costante verso la minaccia.

Corteccia Prefrontale

Maturazione ritardata, ipoattività e connessioni deboli.

Deficit di regolazione top-down e ridotta capacità di inibizione degli impulsi.

Ippocampo

Riduzione volumetrica documentata ($-6.4\%$ in meta-analisi Teicher 2016).

Difficoltà nella memoria e nella corretta contestualizzazione dei ricordi.

Asse HPA

Disregolazione del cortisolo.

Risposta allo stress cronicamente alterata, che costituisce la base biologica del PTSD.

Il Collasso del Futuro e la Solitudine Traumatica

 

Uno degli effetti più stringenti del trauma è la sua capacità di restringere il tempo. Chi soffre profondamente perde la capacità di proiettarsi nel domani, in un mese o in un anno. L’orizzonte temporale si riduce drasticamente alla domanda: “Come faccio a sopravvivere ai prossimi dieci minuti?”

Il suicidio si configura quindi clinicamente come il collasso della possibilità di immaginare un futuro tollerabile. Quando il futuro scompare, il presente diventa automaticamente insopportabile.

 

È questo il vero significato di solitudine traumatica: non consiste nell’essere fisicamente senza persone attorno, ma nell’essere senza futuro.

Il Caso di Marco e l’Invisibilità del Disagio

 

Molto spesso il rischio è del tutto invisibile all’esterno. Si pensi a Marco, 19 anni: nessuna diagnosi grave, apparentemente “solo” una forte passione per il gioco d’azzardo. Studiava, rideva, postava foto, ma sui social scriveva: “Sono stanco di fingere di stare bene”. Due settimane dopo, il suicidio.

I dati statistici legati al gioco d’azzardo patologico d’altronde parlano chiaro:

  • Il 20% dei giocatori patologici tenta il suicidio nel corso della vita.

  • Il 30-40% manifesta pensieri suicidari nell’arco dell’ultimo anno.

Cosa Salva Davvero? L’importanza della Sicurezza

Di fronte a contesti di profonda sofferenza, alle persone traumatizzate non serve sentirsi dire formule standardizzate come “Devi essere forte”. Le parole giuste, da sole, non sempre bastano.

A salvare è l’incontro con la sicurezza, un elemento che il trauma ha sistematicamente distrutto. Questo si traduce in:

  • Una connessione umana autentica.

  • Uno sguardo che accoglie e qualcuno che sceglie di restare.

  • Un sistema nervoso che finalmente incontra un ambiente sicuro in cui potersi regolare.

Comprendere a fondo la natura biologica e psicologica del dolore è l’unico modo reale per interrompere la trasmissione della violenza. I numeri globali ci ricordano l’urgenza di questo cambio di paradigma: nell’arco di una singola lettura di pochi minuti di questa relazione, circa 28 persone nel mondo si tolgono la vita e altre 571 tentano di farlo.

Smettere di guardare dall’altra parte e capire il trauma è il primo passo fondamentale per salvare vite.

Conferința Internațională de Criminologie și Psihologie Criminalistică | București 2026

Il Caso Chowchilla: Quando l’Ipnosi Scrisse la Storia del Crimine

Se c’è un evento storico che ha consacrato l’ipnosi forense nell’immaginario globale – convincendo intere generazioni che la mente umana potesse comportarsi come una telecamera a circuito chiuso – questo è senza dubbio il rapimento di Chowchilla del 1976.

Si tratta di uno dei casi di sequestro di persona più incredibili e di massa della storia degli Stati Uniti. Una vicenda drammatica che si trasformò nel più grande successo (e, ironicamente, nell’inizio della fine) dell’ipnosi applicata alle indagini di polizia.

Il Fatto: 26 Bambini Svaniti nel Nulla

Il 15 luglio 1976, a Chowchilla (una tranquilla cittadina rurale della California), un intero scuolabus con a bordo 26 bambini (dai 5 ai 14 anni) e l’autista, Ed Ray, svanì nel nulla. Il bus venne intercettato da tre uomini armati e mascherati.

I rapitori costrinsero l’autista e i bambini a salire su due furgoni telati, guidando per ben 11 ore. La destinazione era una cava a Livermore, dove le vittime vennero letteralmente seppellite vive dentro un vecchio camion dei traslochi interrato a diversi metri di profondità, trasformato in un bunker improvvisato.

Dopo 16 ore di terrore nel bunker sotterraneo, mentre i rapitori stavano pianificando la richiesta di un riscatto di 5 milioni di dollari, l’autista Ed Ray e i ragazzi più grandi riuscirono miracolosamente a scavare una via d’uscita, mettendosi in salvo.

Il Vicolo Cieco e l’Intervento dell’Ipnosi

I bambini erano sani e salvi, ma la polizia non aveva la minima traccia dei rapitori. I testimoni erano comprensibilmente sotto shock, terrorizzati e incapaci di ricordare dettagli utili. L’autista, Ed Ray, si sentiva in colpa e ripeteva continuamente di aver visto le targhe dei furgoni dei rapitori, ma che il trauma gli bloccava i numeri nella mente.

Fu a quel punto che la polizia decise di tentare una carta allora considerata “avanguardistica”: chiamare il dottor William Kroger, un celebre medico pioniere dell’ipnosi medica e forense.

La sessione d’ipnosi

Il dottor Kroger sottopose Ed Ray a una seduta di rilassamento profondo, guidandolo a visualizzare la scena del rapimento come se stesse guardando un film su uno schermo televisivo.

L’esperimento produsse un risultato sbalorditivo: nello stato di trance, Ray riuscì a ricordare quasi interamente la targa di uno dei furgoni dei rapitori. La targa memorizzata era 23478X. C’era però un dettaglio psicologicamente affascinante: l’autista ricordava i numeri invertiti perché, al momento del rapimento, li aveva visualizzati riflessi nello specchietto retrovisore dello scuolabus.

La Svolta e la Cattura

Grazie a quel frammento di targa, l’FBI e la polizia risalirono in pochissimo tempo al proprietario del veicolo: Frederick Newhall Woods IV, il figlio del proprietario della cava dove i bambini erano stati sepolti. Insieme a lui vennero identificati e arrestati i suoi due complici, i fratelli James e Richard Schoenfeld.

Il caso si chiuse con la condanna all’ergastolo di tutti e tre i rapitori. Per il mondo intero, l’ipnosi forense era diventata l’eroina della giornata.

Come è finita per la Scienza? Il Retroscena dell’Effetto “Chowchilla”

Se dal punto di vista investigativo Chowchilla fu un trionfo, dal punto di vista medico-legale aprì un gigantesco vaso di Pandora. Il successo strepitoso del caso spinse centinaia di dipartimenti di polizia americani a creare “squadre di ipnotisti” improvvisate, spesso addestrate con corsi rapidi di poche ore.

Questo abuso portò a un disastro scientifico: nei primi anni ’80, decine di condanne basate sull’ipnosi iniziarono a crollare a causa di testimoni che, sotto ipnosi maldestre, avevano inventato dettagli o identificato persone innocenti a causa della forte suggestionabilità (le cosiddette pseudomemorie).

Nel 1982, proprio analizzando l’eredità scientifica di casi come Chowchilla, la Corte Suprema della California (nella storica sentenza People v. Shirley) pose un freno durissimo, stabilendo che le testimonianze “rinfrescate” tramite ipnosi non erano sufficientemente affidabili per essere ammesse in un’aula di tribunale.

Il paradosso di Chowchilla: Il caso che ha reso l’ipnosi forense famosa in tutto il mondo è stato anche quello che ha costretto gli scienziati e i legislatori a studiarne a fondo i pericoli, portando alla rigida regolamentazione (e in molti Paesi al divieto, come in Italia) che conosciamo oggi.

Ipnosi e ansia: cosa dice la scienza?

Introduzione

L’ansia rappresenta uno dei problemi psicologici più diffusi nella popolazione mondiale. Sebbene una certa dose di ansia sia una risposta naturale e adattiva agli eventi della vita, quando diventa persistente, intensa o sproporzionata può compromettere significativamente il benessere psicologico, le relazioni e la qualità della vita.

Negli ultimi decenni, accanto agli approcci psicoterapeutici tradizionali, l’ipnosi clinica ha suscitato crescente interesse come possibile strumento per la gestione dell’ansia. Ma cosa dice realmente la ricerca scientifica? L’ipnosi funziona? E in che modo può aiutare chi soffre di stati ansiosi?

Che cos’è l’ansia?

L’ansia è una risposta psicofisiologica caratterizzata da attivazione del sistema nervoso, aumento della vigilanza e preparazione all’azione. Dal punto di vista evolutivo, essa svolge una funzione protettiva, permettendo all’organismo di reagire rapidamente a possibili minacce.

Quando però il sistema di allarme rimane costantemente attivo, possono comparire sintomi quali:

 

  • preoccupazione eccessiva;
  • tensione muscolare;
  • tachicardia;
  • difficoltà di concentrazione;
  • insonnia;
  • irritabilità;
  • sensazione persistente di pericolo.

In questi casi, l’ansia smette di essere una risorsa e diventa una fonte di sofferenza.

Che cos’è l’ipnosi clinica?

L’ipnosi clinica è una procedura psicologica che utilizza tecniche di focalizzazione dell’attenzione, rilassamento e immaginazione guidata per facilitare uno stato di maggiore ricettività alle esperienze interne.

Contrariamente a molti stereotipi diffusi dai media, durante l’ipnosi la persona non perde il controllo della propria mente e non entra in uno stato di incoscienza. Le moderne neuroscienze descrivono l’ipnosi come una particolare condizione di attenzione focalizzata associata a una riduzione delle distrazioni esterne e a un aumento della capacità di elaborare immagini, emozioni e significati personali.

Come può l’ipnosi aiutare l’ansia?

L’efficacia dell’ipnosi nella gestione dell’ansia può essere spiegata attraverso diversi meccanismi psicologici e neurofisiologici.

1. Riduzione dell’attivazione fisiologica

Le tecniche ipnotiche favoriscono uno stato di rilassamento profondo associato a una diminuzione dell’attività del sistema nervoso simpatico, responsabile delle reazioni di allarme e stress.

Questo può contribuire a ridurre sintomi come tachicardia, tensione muscolare e agitazione.

2. Modificazione dei processi cognitivi

Molti disturbi d’ansia sono alimentati da pensieri catastrofici, anticipazioni negative e schemi mentali automatici.

Attraverso suggestioni terapeutiche e visualizzazioni guidate, l’ipnosi può favorire una maggiore flessibilità cognitiva e una diversa interpretazione degli eventi percepiti come minacciosi.

3. Rafforzamento delle risorse personali

Un importante obiettivo dell’ipnosi clinica consiste nell’aumentare il senso di autoefficacia e di controllo percepito.

La persona impara a sperimentare nuove modalità di gestione delle emozioni e a sviluppare una maggiore fiducia nelle proprie capacità di affrontare le difficoltà.

4. Accesso alle componenti emotive profonde

In alcuni casi, l’ansia può essere collegata a conflitti emotivi, esperienze passate o apprendimenti inconsapevoli.

L’ipnosi può facilitare l’esplorazione di tali contenuti in un contesto terapeutico sicuro, favorendo processi di elaborazione e integrazione emotiva.

Cosa dice la ricerca scientifica?

La letteratura scientifica degli ultimi anni suggerisce che l’ipnosi può rappresentare un intervento utile nella riduzione dei sintomi ansiosi, soprattutto quando integrata all’interno di un percorso psicologico strutturato.

Meta-analisi e revisioni sistematiche hanno evidenziato effetti positivi dell’ipnosi su:

  • ansia generalizzata;
  • ansia preoperatoria;
  • ansia associata a procedure mediche;
  • stress cronico;
  • sintomi psicosomatici correlati all’ansia.

Le evidenze indicano inoltre che l’ipnosi tende a mostrare risultati migliori quando viene utilizzata come complemento di altri approcci terapeutici, piuttosto che come intervento isolato.

Sfatare alcuni miti

“Durante l’ipnosi si perde il controllo”

Falso. Le persone mantengono consapevolezza e capacità decisionale durante tutta la seduta.

“Solo le persone deboli possono essere ipnotizzate”

Falso. La responsività ipnotica non è correlata a debolezza mentale, ma a normali differenze individuali nelle capacità attentive e immaginative.

“L’ipnosi cancella i problemi”

Falso. L’ipnosi non elimina magicamente le difficoltà psicologiche, ma può facilitare cambiamenti cognitivi, emotivi e comportamentali che contribuiscono al benessere.

 

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L’Italia della Criminologia sale sul palco internazionale

L’Italia della Criminologia sale sul palco internazionale.

È ufficiale. L’Accademia PsicoCrime è stata scelta per rappresentare l’Italia al prossimo Convegno Internazionale di Criminologia, Criminalistica e Psicologia Criminale a Bucarest.

Questo non è solo un traguardo per noi, ma è la conferma scientifica del valore del metodo che insegniamo ogni giorno. Essere la voce del nostro Paese in uno dei tavoli tecnici più prestigiosi d’Europa è un onore immenso.

Un successo del genere, però, non appartiene solo a noi. Appartiene a tutta la nostra community di studenti, professionisti e appassionati che ha creduto in questo progetto fin dal primo giorno.

Per festeggiare questo traguardo, sul suto www.accademiapsicocrime.it troverai una splendida e irripetibile sorpresa (ATTENZIONE: solo per un periodo limitato!)

Spegnere la voglia, non solo la sigaretta: i protocolli antifumo con l’EMDR

Smettere di fumare non è una questione di informazione, ma di memoria. Come i protocolli EMDR lavorano su trigger, ricordi …

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