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Decine di miei articoli utili per migliorare il tuo stile di vita.

Muoversi, gesticolare e valutare la torre Eiffel

Muoversi, gesticolare e valutare l’altezza della Torre Eiffel.

Quante volte diciamo ai bambini o ai nostri figli: stai fermo su quella sedia mentre studi! Non ti agitare! Stai seduto! E come biasimarci, a volte …
In realtà, pare che chi fa più movimento ricorda più cose, apprende meglio e, incredibilmente, si sente meglio! Tra l’altro, la correlazione tra movimento e stato umorale è ben conosciuta.
Il movimento favorisce la circolazione sanguigna e migliora il metabolismo del cervello. Inoltre, la perdita di materia grigia sembra bloccarsi e si formano nuove cellule cerebrali, creando maggiori sinapsi. Con il movimento, tantissimi segnali chimici arrivano attraversano il nostro corpo, migliorando la performance.


Esistono, dunque, connessioni tra la motricità e la cognizione. Ad esempio, gesticolare crea un ponte tra mente e corpo ed è fondamentale in fase di comprensione e apprendimento. Gesticolare aumenterebbe anche l’intelligenza, il problem solving e in genere le abilità spaziali.
Al di là delle convinzioni o degli stereotipi, molti studi dimostrerebbero che le donne, rispetto agli uomini, si trovano maggiormente in difficoltà di fronte a compiti che richiedono l’uso di abilità spaziali. A quanto pare, ciò dipenderebbe proprio dal fatto che gesticolano poco quando cercano di risolvere problemi spaziali, al contrario degli uomini.
Inoltre, le mani e gli emisferi sono notoriamente collegati e lo sono in modo incrociato. Chi stringe il pugno sinistro attiva l’emisfero destro e viceversa. Così, se vostro figlio stringe nella mano destra una matita mentre studia i vocaboli va benissimo. Se, invece, deve ripetere le parole memorizzate, dovrà tenere la matita nella mano sinistra. Ciò attiverà meglio la memoria! Se stringiamo il pugno sbagliato, quindi, causiamo ulteriore stress al nostro cervello.


Il nostro corpo è molto più intelligente di ciò che pensiamo. Quanto può influenzarci, quindi, anche la nostra forma fisica? È risaputo che le persone che si sentono bene fisicamente godono anche di maggiore autostima e senso di autoefficacia, ma non solo.
Durante un esperimento fu chiesto ai partecipanti di premere un pulsante quando ritenevano di sentire un rumore minaccioso. Alcuni partecipanti premettero il pulsante troppo presto, alcuni, esageratamente presto. Chi era molto allenato, invece, suonò il pulsante molto più tardi. Quale può essere la ragione di tale differenza di percezione?
Le persone in forma possono scappare più velocemente innanzi ad un pericolo. In tal caso, il loro cervello lancia un segnale di allarme più tardi. Viceversa, il cervello di chi sta meno in forma, prevede in tempo di fuga differente, perciò segnala il rumore prima del dovuto. Questione di sopravvivenza! Non finisce qui …
Avete mai guardato la torre Eiffel? Sappiate che se ci incliniamo a sinistra, la torre ci sembra decisamente più bassa rispetto a quanto la guardiamo in posizione eretta! Il nostro cervello rappresenta i numeri in uno spazio immaginario, dove i più bassi stanno a sinistra e i più alti a destra! Chi lo avrebbe detto …

Ridi, salta, balla che ti passa

Una risata può avere un significato più profondo di quanto si possa pensare. Ridere modifica il nostro stato emotivo. Quando uscite di casa, quindi, sforzatevi di sorridere e di avere un buonumore.
È stato ampiamente dimostrato che la nostra mimica e i nostri sentimenti si influenzano reciprocamente e in modo diretto (facial feedback). Sembra una tecnica, ma di fatto è una conoscenza radicata nella memoria culturale.

La filosofia zen insegna … “A volte la tua felicità è l’origine del tuo riso, altre volte è il contrario”. Un altro trucchetto psicologico è pronunciare a voce basa la vocale “eeeeeee”. Vi accorgerete, progressivamente, che il vostro viso assumerà un’espressione felice!


Ricordatevi del  corpo! Stai dritto, siediti bene, non ingobbirti, sono espressioni che oltre alla convinzione educativa e culturale hanno, effettivamente, un senso strategico per il nostro benessere. Se conservate una postura eretta vi sentirete più sicuri di voi stessi e avrete una migliore disposizione d’animo.

Se vi sentite depressi, invece, cercate di muovervi. Passeggiare potrebbe essere il rimedio più semplice. Molti studi lo confermano. Anzi, vi consiglierei di fare dei movimenti in verticale con il  corpo. Se saltellate è meglio.

Vi sembrerà strano o folle, ma alcune terapie per il trattamento della depressione sono legate a tali concetti e alla danza. Ovviamente, non stiamo dicendo che ballare è il rimedio universale per la depressione!

Per chi vive alcune fobie è consigliabile, ad esempio, muoversi lateralmente, meglio con un ritmo di tre quarti o assumere un tipo di movimento simile a quello usato negli sport di combattimento!
Questi piccoli esempi sono illuminanti per chiarire quanto sia importante, in generale, il nostro corpo  (intelligenza corporea), anche e soprattutto quando non siamo dell’umore giusto.

 

Cammelli, arance e Gestione del Conflitto

L’ESSENZA DELLA GESTIONE DEL CONFLITTO

Tempo fa, in un piccolo villaggio del Medio Oriente, un uomo lasciò in eredità ai suoi tre figli 17 cammelli: al primo figlio lasciò la metà dei suoi cammelli, al secondo un terzo dei cammelli e al più giovane un nono dei cammelli.
Però 17 non si divide per due, né per tre o per nove!
Il sangue dei fratelli cominciò a ribollire, ma prima di commettere atti sconsiderati e irreparabili come quello di segare un cammello in più parti, i tre chiesero consiglio all’anziano saggio del villaggio.

Secondo te che cosa propose il vecchio saggio?

«Non so come aiutarvi, ma se volete posso prestarvi il mio cammello». Così ebbero 18 cammelli.
Il primo figlio se ne prese la metà (9)
Il secondo un terzo (6)
Il figlio più giovane prese il nono (2)
Tot: 9+6+2= 17
Avanzò un cammello, che restituirono al vecchio saggio!

Questo piccolo dilemma (Scuola di Negoziazione di Harvard) è un classico esempio di Gestione del Conflitto.
Per risolvere i conflitti occorre lavorare sulla struttura profonda della problematica, una struttura fatta di interessi e motivazioni delle persone. Non è sufficiente, né consigliabile fermarsi alla struttura superficiale, fatta solo di posizione assunte dalle parti.

Un altro esempio.
«Due sorelle litigavano per un’arancia. Una di loro riteneva di averne più diritto in quanto l’aveva presa per prima, invece l’altra argomentava che il diritto spettava a lei essendo la primogenita».
La madre, nel tentare una soluzione imparziale, offrì di tagliare il frutto a metà: le bambine rifiutarono fermamente e non accettarono la soluzione proposta, continuando a litigare!
La nonna, che osservava attenta la scena, decise di chiedere a ognuna delle bambine perché volevano l’arancia.
La più piccola rispose che aveva sete e l’altra che voleva la buccia per preparare una torta poichè aveva fame.
Così la nonna grattugiò la buccia dell’intera arancia e la offrì ad una delle nipoti, spremette la polpa dell’intera arancia e la offrì all’altra.
Come vediamo, se la soluzione fosse stata impostata sulla base delle posizioni iniziali delle bambine, le diverse possibilità sarebbero state:

1. aggiudicare l’arancia alla sorella maggiore
2. aggiudicare l’arancia alla sorella minore
3. dividere l’arancia a metà

Nessuna di queste soluzioni sarebbe stata in grado di soddisfare gli interessi delle sorelle.
Gli accordi negoziati si basano, quindi, sulla possibilità di rinforzare gli interessi comuni, transigere gli interessi opposti e raggiungere la maggior soddisfazione possibile riguardo gli interessi differenti.
Nel nostro esempio, gli interessi delle sorelle sono allo stesso tempo comuni (l’arancia) e differenti (una voleva la spremuta e l’altra una torta).

La risoluzione dei conflitti è legata anche alla creatività e alla capacità di uscire fuori dagli schemi.

 

Che cos’è l’ipnosi dinamica?


L’Ipnosi è un fenomeno psicosomatico ed è una condizione “naturale” in cui possono riattivarsi molte risorse e potenzialità. Indipendentemente dallo scopo, l’ipnosi rigenera corpo e anima e agisce sul sistema immunitario. Oggi, per fortuna, si sentono sempre più riferimenti all’uso dell’ipnosi in campo psicologico e medico.

Forse, in pochi sanno che possiamo provocare un’ipnosi, anche in tempo ridotti, se inviamo al soggetto degli stimoli emotivi di cui quest’ultimo non colga il valore e il significato. Si tratta, cioè, di segnali non verbali: gesti, vocalizzi, variazione della prossemica, ecc.
La persona si accorge che qualcosa cambia nel suo stato di coscienza, sul piano emotivo e nelle sue reazioni, ma non riesce a identificarne la causa. Questo comporta una sorta di comunicazione subliminale immediata.

In funzione di tali stimolazioni emotive ricevute e delle implicazioni relazionali, l’individuo è portato a sviluppare un transfert profondo e veloce con l’operatore.
L’utilizzo di versi, rumori e di un linguaggio non verbale specifico, riporta ad una forma di interazione primitiva e gli scambi comunicativi sono da intendere come quelli precoci tra genitore e bambino. Avremo, infatti, una serie di atti non verbali penalizzanti e gratificanti. Mentre la penalizzazione consiste in una sollecitazione emotiva, la gratificazione ha la funzione di procurare sollievo e distensione.
Il compito dell’operatore sarà prevalentemente quello di penalizzare, cioè inviare simboli che mettono tensione al soggetto. La gratificazione verrà, invece, usata come contrappeso, ridimensionando il carico emotivo. Su tale bilanciamento si basa essenzialmente l’Ipnosi Dinamica.


Vorrei precisare che la fondamentale qualità affinché l’ipnosi possa andare a buon fine è l’assorbimento, ovvero la capacità di rimanere fortemente concentrati su qualcosa.
In ogni caso, anche attraverso l’Ipnosi Dinamica, possiamo raggiungere differenti stadi:

– Ipnosi leggera: si assiste ad una generale apatia del soggetto; il corpo appare inerte; la respirazione rallenta, così come il battito cardiaco. Il soggetto sembra più concentrato sull’operatore che sull’ambiente. Le palpebre cominciano a sbattere più frequentemente e/o lentamente. A questo livello di ipnosi, l’operatore può, comunque, inserire già delle semplici suggestioni.

Ipnosi media: l’ipnosi media è caratterizzata da una marcata mancanza di tono muscolare del volto; da un rallentamento della respirazione e da flaccidità degli arti. Si assiste ad una inibizione del movimento volontario e allo sviluppo di rigidità, analgesia, illusioni e, successivamente all’ipnosi, ad un ricordo parziale di quando avvenuto.

Ipnosi profonda: nell’ipnosi profonda possiamo riscontrare una condizione sonnambolica, ovvero ad una capacità di camminare e obbedire ad istruzioni senza modificare la trance. Il soggetto può vivere allucinazioni e controllare alcune funzioni organiche (battito del cuore, pressione, digestione, …). I movimenti risultano legnosi e rallentati. Potremmo anche riscontrare una condizione di tipo stuporoso, ma che si riscontra in una percentuale molto bassa. È contraddistinta da estrema flaccidità muscolare, inibizione completa dell’attività spontanea e totale analgesia. Al risveglio, il soggetto manifesta una profonda distorsione temporale e importante amnesia. In questa condizione, alcuni soggetti dichiarano di aver sperimentato esperienze paranormali o di essere tornati a vite passate.

Ipnosi e Sindrome di Silver Russell: un caso magico.

La sindrome di Silver Russell (SSR) è una malattia genetica caratterizzata principalmente da un ritardo di crescita pre e post-natale, associato a peculiari caratteristiche del volto. In taluni casi, si riscontra anche asimmetria corporea.
Secondo i dati disponibili, maschi e femmine sono affetti in egual misura.

Le cause sono di natura genetica e il denominatore comune sembra essere uno sbilanciamento nell’espressione di geni necessari per la regolazione della crescita.
Tale sbilanciamento è determinato da un fenomeno denominato imprinting genomico. Tra il 35 ed il 50% dei casi la SSR è causata da anomalie dei geni, localizzati a livello del braccio corto del cromosoma 11 (11p5).
Nel 40% circa delle persone con SSR non si riesce ad individuare una causa genetica. E’ possibile che siano in causa alterazioni dell’imprinting di geni che non appartengono né al cromosoma 7 né al cromosoma 11.
Di solito non è possibile la diagnosi prenatale in quanto la maggior parte dei casi è sporadica.

La caratteristica principale dei bambini affetti da SSR è lo scarso accrescimento corporeo. Alla nascita, sia il peso che l’altezza sono molto inferiori alla norma e tale rallentamento della crescita persiste anche successivamente.
In realtà, lo scarso accrescimento riguarda soprattutto il peso. Inoltre, non coinvolge il capo: la circonferenza cranica, infatti, accresce normalmente. Per tale motivo il capo sembra sproporzionatamente voluminoso.
La fronte è larga e prominente, contrasta con il viso triangolare e piccolo, con il mento piccolo e appuntito, la bocca larga con labbra sottili e angoli rivolti verso il basso, gli occhi grandi e le sclere blu.
Nel 60-80% dei casi è stata osservata asimmetria degli arti, di solito parziale ma non progressiva. Sono comuni la brachidattilia (dita più corte del normale) e la clinodattilia del V dito (mignolo ricurvato).
Lo sviluppo motorio, generalmente, è rallentato e in alcuni casi si può riscontrare un deficit cognitivo.
Non esiste un trattamento specifico per tale malattia, tuttavia, i bambini affetti da SRS possono essere trattati con ormone della crescita (GH).

Il problema più rilevante però, è la gestione dell’alimentazione, poiché i bambini manifestano scarso appetito e problemi gastrointestinali, come reflusso gastroesofageo e/o vomito ricorrente.
L’obiettivo principale della gestione dei primi anni è fornire, quindi, un adeguato supporto nutrizionale e calorico.
A tal proposito, in un bambino affetto da SSR è stato attuata una terapia ipnotica, consistente in sei sedute da due ore circa, con il primario obiettivo di implementare la nutrizione e quindi il peso.

Certificare il Fattore Umano Mirco Turco

 Il bambino, 5 anni, figlio unico, mostra normale socievolezza, attenzione e concentrazione nel gioco libero e in quello guidato. Ricerca, inoltre, molto il contatto fisico e la vicinanza. Si evidenzia una difficoltà nelle espressioni emotive del viso, ad eccezione della gioia. Manifesta, inoltre, un ritardo significativo nel linguaggio e nella comunicazione.
 È stato nutrito, prevalentemente, con l’ausilio di sondino e cannule.
 I genitori palesano molta ansia a causa della situazione e manifestano, a tratti, una comunicazione discordante. Il bambino è assistito, prevalentemente, da una terza figura, una tata. L’ambiente dove vive il bambino è comunque confortevole e non si registrano altre anomalie significative.

L’approccio ipnotico è stato orientato gradualmente, attraverso il gioco libero. Il bambino ha mostrato, da subito, interesse e coinvolgimento. Ha palesato, già durante la prima sessione, rilassamento e sonnolenza con una riduzione della motilità. Le sedute successive hanno avuto la stessa durata e sono state arricchite da stimoli e condizionamenti legati al cibo e al gusto.
Già dalla terza sessione di ipnosi, il bambino mostra maggior interesse verso il cibo e un comportamento di esplorazione più motivato. Durante le sessioni, mangia tranquillamente e in autonomia alcuni pezzi di pane.
A distanza di una settimana, il bambino ha abbandonato la nutrizione con i vari sondini e si avvicina in modo più normale al cibo su una tavola bandita riccamente.
Per rinforzare il nuovo apprendimento, è stato coinvolto in attività semplici di cucina, come preparare un dolce, apparecchiare tavola, assaggiare e valutare una pietanza.

L’aspetto “magico” di questa storia clinica non riguarda l’efficacia dell’ipnosi, su cui, non nutro, ovviamente, dubbi, ma sulla constatazione che il lavoro ipnotico, nella sua complessità, “funziona” anche indipendentemente dalla lingua e dalla cultura. Il bambino in questione, infatti, è straniero!

Il rettile che è in noi.


Tutte le cose che mi piacciono sono illegali, immorali oppure fanno ingrassare (A. Woollcott).

La struttura del cervello va analizzata da un punto di vista dell’evoluzione. Questa pseudologica appare paradossale, poiché, ogni volta che le attività e i comportamenti che il cervello deve governare si complicano, nuove strutture crescono sopra quelle più antiche. I livelli nuovi devono convivere con quelli più vecchi e il problema sostanziale è che non se ne possono affatto sbarazzare!
Per noi, i piani bassi di questo ipotetico palazzo, vengono rappresentati dal cervello dei rettili. All’interno della nostra sopravvalutata scatola, abbiamo in comune qualcosa con i coccodrilli e le lucertole …
La sopravvivenza di un rettile è organizzata in base a quattro obiettivi fondamentali:
1. Nutrizione.
2. Riproduzione.
3. Attacco e fuga.
4. Esplorazione.


In pratica, il primo interesse esistenziale per noi “rettili” è la nutrizione. Mangiare tutto quello che troviamo, poiché il domani non esiste! Oggi, ovviamente, tutti concordiamo che le cose sono mutate, ma non possiamo convincere quella parte del cervello che la pensa diversamente. Il cervello rettiliano, infatti, è così antico da non essere modificabile e di fatto, non apprende.
Il rettile che è in noi è sprovvisto di freni morali e non conosce leggi. A tenerlo a bada è solo l’inquilino del piano di sopra, la neocorteccia prefrontale. Una delle sue funzioni è proprio quella di inibire o modulare l’attività del rettile. Il problema, questa volta, è che la corteccia prefrontale va allenata!
Oggi, sappiamo che siamo mossi, tra l’altro, da due piaceri fondamentali: il piacere consumatorio e quello anticipatorio. È meglio consumare o desiderare? Sembra un dilemma amletico, ma gli antichi sostenevano che “ogni animale è triste dopo l’accoppiamento”. È meglio vivere di gioie che vengono dall’attesa? È meglio l’attesa del piacere che il piacere stesso?


Il piacere consumatorio è quello che si prova nel momento della soddisfazione di un bisogno primario, ad esempio, durante l’assunzione di un cibo prelibato. Il piacere anticipatorio è legato, invece, al desiderio. Quando ci sentiamo, ad esempio, attivati verso un determinato obiettivo, viviamo in una situazione di desiderio intenso che pur diverso dal piacere consumatorio è comunque stimolante.
Il piacere consumatorio è legato alla classe degli oppiacei. Il piacere anticipatorio si basa, invece, sulla mediazione di un neurotrasmettitore, la dopamina. La scarica di dopamina viene percepita dal cervello come un’anticipazione del piacere consumatorio, ed è questo che ci spinge ad agire!
Quando otteniamo qualcosa, acquistando magari la padronanza di un’attività o mentre conquistiamo un obiettivo, avviene un “picco” del rilascio di dopamina. Il picco ha uno scopo preciso: la dopamina agisce in modo coordinato con l’acido glutammico per fissare il legame tra i neuroni che si sono attivati nel generale il comportamento vincente. In tal modo, memorizziamo tutti gli aspetti che sono stati utili per raggiungere proprio quell’obiettivo: sensazioni visive, uditive, viscerali, motorie, quindi, l’atteggiamento mentale giusto!

Potremmo dire che il senso di padronanza acquisito e la sensazione di potercela fare, scatenano il rilascio di dopamina e poi, alimentano il desiderio di ripetere l’esperienza. Quando l’obiettivo è scontato, il senso di padronanza o sfida viene stimolato poco e, di conseguenza, anche il rilascio di dopamina. Attenzione a quando l’obiettivo è semplicemente considerato impossibile. In tal caso, non vi sarà alcun rilascio.
Il piacere di sentirsi capace rappresenta un meccanismo fondamentale per la sopravvivenza, soprattutto per noi esseri umani, che nasciamo inermi e con pochissime competenze. Ricordiamo, inoltre, che il senso di padronanza si acquisisce solo con una forte automotivazione e con ferrea perseveranza.

Fonte: OPUS, Pietro Trabucchi. Corbaccio, 2018.

Ipnosi: c’è chi la chiama ancora magia.

IPNOSI: C’è chi la chiama ancora MAGIA!

scelte

Sembrerà strano ma la gente la chiama ancora magia! Mi riferisco a quello stato naturale in cui, per svariate ragioni e in più momenti della giornata “cadiamo” spontaneamente. Parlo dell’IPNOSI.

Nel 2015, l’Istituto Nazionale della Salute e della Ricerca Medica francese ha pubblicato un rapporto “evidence based” sull’efficacia clinica della pratica ipnotica in ambito medico e terapeutico. Il rapporto, in oltre duecento pagine, si riferisce ai risultati di svariati studi sistematici e meta-analisi, confermando l’efficacia terapeutica dell’ipnosi nel contesto pre-operatorio, nell’ipnosedazione, nel dolore cronico, nell’ansia, nella sindrome da intestino irritabile e in altri ambiti clinici. Inoltre, sottolinea l’assenza di rischi collaterali. Se non fosse abbastanza, si ha una significativa riduzione del consumo di farmaci analgesici e sedativi (fonte: Brainfactor).

Su questo, uno studio-ricerca condotto da me nel 2012 a Lecce, in materia di microchirurgia oculistica (2012. “Phacoemulsification in hypnotic analgesia”. XVI KMSG International Congress – Nice – Hotel Nice Plaza, sabato 16 giugno 2012 nella sessione Cataract surgery & IOLs, Nice) già ne dava evidenze e conferme!
Gli effetti dell’ipnosi sono confermati anche dalle moderne tecniche di imaging che hanno appurato variazioni dell’attività di alcune regioni cerebrali nei soggetti ipnotizzati. Quindi, l’ipnosi ha “prove biologiche”!
Anche il giornale Le Monde titolava: “L’ipnosi permette di ridurre il consumo di farmaci analgesici e sedativi” e ulteriori evidenze ci vengono fornite da rapporti sistematici delll’Université de Bourgogne.

I francesi hanno fatto però anche altro. Hanno messo a punto un applicativo di ipnosi medica attraverso la Realtà Virtuale, funzionate con comuni visori. Dopo due anni di ricerca e sviluppo, il medico anestesiologo Denis Graff, di Rhéna-Clinique de Strasbourg, insieme alla collega Chloé Chauvin e all’esperto di nuove tecnologie Nicholas Schattel, ha realizzato un prodotto destinato ad abbattere costi e “danni collaterali” dei metodi tradizionali di anestesia a cui vengono sottoposti i pazienti in chirurgia.
Il dispositivo, denominato Hypno VR immergerebbe il paziente in un ambiente “strutturato”, con stimoli sonori e visivi ipnotici: musiche, testi, immagini e voci si alternano e si sovrappongono per portare la persona nello stato di ipnosi desiderato, in funzione del tipo di intervento che deve essere eseguito. Questa tecnologia permetterebbe la stimolazione dei sensi del paziente e la focalizzazione dell’attenzione. Creerebbe, inoltre, disorientamento dello spazio e del tempo, in modo da creare una progressiva modificazione di coscienza. In tal modo, la percezione del dolore tende a scomparire. Si parla, dunque, di vera e propria rivoluzione per la clinica.

Paura Ipnosi Mirco Turco Psicologo Spiegazione
In Italia, le cose vanno molto lentamente, un po’ per ragioni apparentemente sconosciute, un po’ per cultura! Esiste, infatti, ancora molta disinformazione. Recenti ricerche confermano quanto verificato anni fa in una mia ulteriore indagine in materia di “rapine mediante ipnosi”, in cui si evidenziava un totale scetticismo. Molti intervistati parlano ancora di manipolazione psichica o di tecniche di mentalisti. Altri si riferiscono a pratiche esoteriche. Pochissimi, compresi specialisti, la conoscono come tecnica medica e oltre il 50% della popolazione ignora l’autoipnosi. Da un altro lato, però, circa il 60% si dichiara disposto a provarla. Ma tra il dire e il fare … c’è la paura. La paura dell’ipnosi, di rimanere “intrappolato”, di perdere il controllo, di scoprire segreti!
A questo punto … provare per credere!

Ipnosi di gruppo

Il Domani è Oggi

Il Domani è Oggi. 

Introduzione

Vi sembrerà strano, ma tutti, siamo puntualmente in ritardo!
Il nostro cervello, infatti, elabora le informazioni dopo qualche frazione di secondo dalla percezione degli stimoli che provengono dal mondo circostante. Quindi, che lo vogliate o meno, il rapporto con il tempo è comunque vincolato oltre ad essere squisitamente capriccioso e soggettivo.
Lo studio sul tempo e sulla tendenza a rimandare parte qualche anno fa, quando dovevo “inventare” una tematica nuova e affascinante per discutere la mia tesi di laurea in psicologia. Ironia della sorte, trovai però un docente universitario che per quanto entusiasta e interessato rimandava sempre i miei appuntamenti e il grosso rischio, per me ovviamente, era quello di procrastinare anche la mia data di laurea.
Fortunatamente o sfortunatamente, ancora oggi non sono in grado di dirlo, avevo la sensazione che il tempo trascorreva velocemente e il mio animo forse inquieto mi diceva, invece, – lo fa imperterrito ancora – che mi dovevo sbrigare!

procastinazione_mirco_turco
È assodato dirvi che cambiai tematica e quindi anche docente universitario! La mia priorità, il mio focus era laurearmi in una data precisa e non ammettevo procrastinazione alcuna.
L’anno dopo alla mia laurea, decisi di mettere nero su bianco il materiale che avevo ricercato con tanta sensata parsimonia e pubblicai il mio primo libro da un titolo alquanto improbabile: Procrastinazione Universitaria e Disorientamento Personale. Avrei voluto dedicarlo a quel professore ma fui diplomatico e lasciati perdere.
Sicuramente, se avessi studiato al tempo meglio strategie di marketing, avrei trovato un titolo differente!
Di fatto, in meno di un centinaio di pagine illustravo le ricerche internazionali sul tema della procrastinazione, ovvero della tendenza a rimandare, sottolineando, con velata enfasi che ognuno di noi, almeno una volta nella vita ha rimandato qualcosa: una decisione, un compito, un comportamento.
Chiaramente, l’impegno di tradurre e adattare le ricerche avvenute in altri Paesi non fu semplice ma la volontà si trasformò in spietata ostinazione, poiché mi accorgevo, progressivamente, che la tematica riguardava ognuno di noi, a trecentosessanta gradi e in ogni ambito; dallo studio, alla vita privata, a quella relazione, sino a quella lavorativa.

Antistress
Da quei primi studi ho ricavato anche altre due “leggi” importantissime e strategiche per le umane esistenze e per la mia:
1. Per ottenere dei risultati differenti occorre fare cose diverse ma soprattutto cambiare, in un certo modo, la nostra forma mentis.
2. Le persone, in generale, hanno una grande difficoltà nel cambiare e soprattutto devono sapere in che modo farlo. Tale difficoltà è così radicata che spesso non vogliamo mutare abitudini difettose o comportamenti che portano da nessuna parte, quasi fossimo orientati naturalmente al masochismo.

Qualcuno, sicuramente, potrebbe inneggiare a una o più solite originali leggi della motivazione, cioè che occorre, per forza, essere sufficientemente motivati ma ho scoperto, nuovamente, tra teorie e pratiche, che in talune occasioni non è solo questione di motivazione e che non possiamo sempre aspettare la vena giusta, l’ispirazione, la spinta proficua. Occorre essenzialmente iniziare!

Procrastinazione universitaria e disorientamento personale
Qualche anno più tardi, trasformai il mio primo saggio sulla tematica, in verità unica opera in Italia scritta sino a quel momento, in un secondo libro dal testo sicuramente più originale e ammagliante: Il Domani è mai: 29 modi per smettere di rimandare.
Ebbe, sin da subito, un discreto successo, poiché era un condensato di spiegazioni e argomentazioni sull’identità del procrastinatore, delineando un vero profilo o identikit ma soprattutto suggeriva in modo velatamente sottile e persuasivo come fare a smettere di rimandare.
Il destino o fato avverso o le stelle pigre, vollero che il testo si trasformò, per qualche insensata ed oscura legge del mercato, in un oggetto introvabile! E ancora oggi lo è, tanto che mi capita di ricevere alcune email o telefonate di persone che mi chiedono disperatamente il libro e mi ritrovo, mio malgrado, a rimandare ad altri tempi la spedizione!


Nel libro, suggerivo, inoltre, in modo ludico ma professionale, almeno 29 modi per combattere la problematica. La gente è attratta dai numeri o dalle statistiche, danno un senso di maggiore efficacia e stabilità!
Quando la gente mi chiedeva perché 29 modi? Bhè, perché ne avevo trovati 29 sino a quel momento e se avessi perfezionato meglio sempre il fatidico marketing, lo avrei sottolineato diversamente, magari con 69 sfumature per smettere di rimandare!
Sono giunto quindi alla conclusione di dover scrivere un nuovo libro, partendo proprio da quelli precedenti, ampliandone in modo pragmatico le argomentazioni e le soluzioni.

Il Domani è Oggi presume arricchire il versante cognitivo, emotivo e motivazionale del lettore che si trova, suo malgrado, a identificarsi proprio con il procrastinatore.
È un libro ugualmente utile agli altri, a tutti, poiché enfatizza una costante della vita, ovvero il tempo, nella sua percezione oggettiva e soggettiva, nel suo vissuto e nel suo scorrere creativo, indeciso o convinto.
Per quanto la fisica, da Einstein in poi, consideri il tempo un’illusione ostinata, la ricerca neuroscientifica ci dice che tutti gli esseri viventi possiedono un “senso” del tempo ed è proprio questo che conta ed ha, indiscutibilmente, un immenso valore magico.

In fondo, il tempo è proprio una cosa buffa! Oggi c’è e domani pure ma, a volte, non c’è né oggi né ci sarà domani.
Dove andrà mai? Cosa mai avrà da fare? Strana sorte quella del tempo. A volte, è poco, altre volte troppo; è mutevole… cambia e cambia ancora, gioca, si ferma, corre, si eclissa, riparte.
Forse, un giorno, ce ne sarà abbastanza per comprendere che era con noi e per noi ma che, ormai… si è perso!

Ipnosi Ericksoniana Mirco Turco

Ipnosi in Medicina: analgesia e anestesia ipnotica

Ipnosi Medica: analgesia e anestesia ipnotica


Una definizione di ipnosi non è semplice o, probabilmente, sarebbe alquanto pragmatico partire da ciò che non è ipnosi. Dalle prime definizioni di Braid, alle precisazioni psicosomatiche, da Freud a Fromm, da Erickson sino alle definizioni “dinamiche”, arrivando alle recenti conferme neuropsicologiche. L’ipnosi non è suggestione né semplicemente un’alterazione dello stato di coscienza. L’ipnosi è una forma di comunicazione profonda e autentica, attraverso la quale la persona accede più facilmente a parti di sé altrimenti sopite, taciute, strategicamente velate. E’ una forma elettiva di comunicazione e sicuramente è anche uno stato di apprendimento inconscio. L’ipnosi è modificazione transitoria di stati fisiologici e di sensazioni, di percezioni, pensieri, memorie e comportamenti.


Durante l’ipnosi si assiste ad una modificazione temporanea e funzionale delle sensazioni, delle percezioni, dei pensieri, della consapevolezza, della memoria e dei comportamenti. La trance ipnotica è strettamente correlata alla fisiologia ed alla struttura del sistema nervoso centrale ed autonomo ed è connessa con tratti personologici, con le aspettative del soggetto, con il contesto e con la qualità della relazione con l’ipnotista.

L’ipnosi e la terapia ipnotica appaiono approcci strategici per la risoluzione di svariate problematiche psicologiche ed al contempo costituiscono anche strumenti elettivi nella pratica medica in generale e in medicina di urgenza, chirurgia, ostetricia, odontoiatria, malattie gravi (es. cancro). Questo versante però è ancora poco conosciuto e diffuso in Italia. Esistono, inoltre, evidenze sull’applicabilità dell’ipnosi nella terapia antalgica, nell’analgesia e nell’anestesia.
I primi studi sul “controllo del dolore” e ipnosi possono essere attribuiti ai coniugi Hilgard intorno alla fine degli anni ’70, che dimostrarono come i livelli di anelgesia possono essere correlati al grado di ipnotizzabilità dei soggetti. Essi stessi dimostrarono che l’effetto analgesico raggiungibile mediante ipnosi non è semplicemente riconducibile all’effetto placebo o ai fenomeni di analgesia da stress o ansia o paura, né dipende dalle endorfine e non è reversibile con antagonisti degli oppioidi (naloxone) e non è legato neanche a modulazioni dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene ma è, in realtà, un effetto specifico.
Lo stato ipnotico determina alcune modificazioni nelle strutture deputate al controllo cognitivo in grado di rendere “indisponibili” alla coscienza ordinaria alcuni processi. L’osservatore nascosto, ovvero una parte dissociata dell’io, rimane, comunque attiva.

scelte
Nel 1994 l’Associazione Internazionale per lo studio del dolore definisce il dolore come esperienza mentale. A tal riguardo, è accettato che l’ipnosi svolga un ruolo attivo e pragmatico proprio nel controllo del dolore, ad esempio, a partire da strategie di defocalizzazione dell’attenzione. Essa agisce sull’agente lesive e sull’area interessata ma anche sull’ansia derivante. La condizione ipnotica sarebbe in grado di modulare dei sistemi sensoriali afferenti, sopprimendo anche alcuni riflessi segmentari locali. Essa è, comunque, legata al livello di ipnotizzabilità del soggetto.
Studi sulla riduzione del dolore in pazienti adulti, effettuati attraverso meta-analisi e approfondimenti statistici, dimostrano, ad esempio, che le tecniche ipnotiche nel controllo del dolore ischemico sono molto efficaci: soggetti altamente ipnotizzabili, infatti, presentavano un aumento della tolleranza al dolore del 113% verso un incremento di tolleranza del 26% in soggetti scarsamente ipnotizzabili.
L’ipnosi sarebbe idonea per alleviare la componente sensoriale discriminativa dell’esperienza dolorosa oltre alla componente affettiva.

Andrebbe precisato che l’ipnosi è utilizzata a livello mondiale per il trattamento del dolore operatorio e post-operatorio, per agevolare procedure diagnostiche o terapeutiche dolorose, per il dolore iatrogeno, per il dolore da parto, il dolore odontoiatrico, il dolore da ustioni, lombalgia, fibromi algia, sindrome dell’arto fantasma, cefalee croniche primarie, dolore oncologico e disturbi associati, …

Da un punto di vista operativo, l’analgesia ipnotica, poco conosciuta, potrebbe essere considerata come avente natura non endorfinica, non oppiacea, ovvero neurale. L’ipnotismo ericksoniano sembra avere effetti più rapidi e profondi rispetto a forme di rilassamento jacobsiano.
Altri studi specialistici raggruppano gli effetti prodotti dall’anelgesia/anestesia ipnotica:
dissociazione funzionale centrale sul neopallio , anzi, doppia dissociazione, a livello sia della corteccia somatosensoriale primaria, sia delle classiche aree limbiche corticali, come suggerito dalla variazione degli EEG in analgesia ipnotica a livello di onde gamma (32-100 Hz) relative allo scalpo prefrontale; inibizione spinale discendente sul riflesso nocicettivo R-III, inibito per 2/3, con percezione del dolore ridotta a 1/4; reinterpretazione cognitiva dell’esperienza dolorosa; disattivazione autonomica centrale, evidenziata in pupillometria ;inibizione delle capacita’ propriocettive generali, come il senso della posizione ; alterazione della mappa del dolore, con modifica sia della percezione dello stimolo algogeno sia della sua localizzazione; effetto soverchiante il placebo, e basato su meccanismi neurali differenti da quelli implicati nei processi di distrazione o di riduzione dell’attenzione; variazioni del flusso ematico a livello corticale e cingolare (subcorticale), come rivelato dalla PET su pazienti ipnotizzati sofferenti di fibromialgia; coinvolgimento dei centri corticali cingolati nella modulazione del dolore acuto e cronico; coinvolgimento corticale anteriore e cerebellare posteriore se si usano suggestioni di aspettativa e di certezza nell’analgesia; coinvolgimento corticale mediano e ippocampale se si usano suggestioni ansiogene di incertezza sul dolore.
Evidenze elettroencefaliche mostrano come la condizione ipnotica produce una riduzione dell’attività funzionale emisferica sinistra ed una implementazione di quella emisferica destra. La riduzione dell’attività corticale prefrontale sembra essere una caratteristica di tutti gli stati alterati di coscienza.

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Sessione di Ipnosi Ericsoniana di Gruppo

Sarebbe altrettanto rilevante, per una ipnosi efficace, l’interazione tra ipnotista e soggetto che produrrebbe cambiamenti anche di natura psicofisiologica. Si parla, infatti, di sincronia interattiva e comportamentale (es. posture, movimenti, respirazione, attività elettromiografia).
Esisterebbero, dunque, chiare basi neuro anatomiche e fisiologiche degli aspetti relazionali determinanti per la riuscita ipnotica. Il meccanismo che consente di cogliere l’esperienza mentale altrui è giustificato, infatti, dall’esistenza di un complesso circuito neuronale (sistema specchio).
Attraverso studi di neuroimaging si è provato che durante l’ipnosi, sia rileva un’ importante attivazione a livello di aree corticali occipitali, parietali, precentrali, prefrontali e della corteccia cingolata. Le suggestioni ipnotiche per modulare il dolore modificherebbero, inoltre, l’attività cerebrale in regioni direttamente implicate nella percezione del dolore.
La più “semplice” delle ipnosi neutre è in grado di modificare, tra l’altro, l’assetto intrapsichico associato a cambiamenti cenestesici (calore, pesantezza, etc.) oltre a evidenti modificazioni vegetative. Infine, soggetti altamente ipnotizzabili presentano livelli liquorali più elevati di Acido Vanilmandelico, principale catabolita della dopamina e della Cometil Transferasi.

Gli studi, le ricerche e le sperimentazioni condotte negli i ultimi cinquant’anni, dimostrano che l’ipnosi è in grado di ridurre o eliminare un vasto numero di dolori, sia sperimentalmente (dolore ischemico, da pressione, da freddo, da caldo, da stimolazione elettrica), che clinicamente. L’ipnosi, infine, si è dimostrata inequivocabilmente superiore ad altre tecniche psicologiche, come la distrazione e il biofeedback.

“Tutto ciò che è incomprensibile non per questo cessa di esistere” (Pascal)

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Fase del procedimento ipnotico.

Fonte: Mirco Turco. Rivista Ordine Psicologi Puglia.

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