Categoria: <span>Stile di Vita</span>

Il metodo Antistress G.O.L.F.

Avete mai giocato a golf?
Non è la cosa più semplice del mondo! Occorre essere concentrati, calmi, bilanciati, presenti. Occorre procedere per obiettivi, chiari, ben definiti, mentalizzati. È necessario un atteggiamento positivo e ottimista che perduti tappa dopo tappa, buca dopo buca. Non è semplice giocare a golf, perché occorre anche attenzione al campo da gioco, all’ambiente circostante, alle condizioni climatiche e ancora al vento, al tipo di mazza da utilizzare, al tipo di pallina e alle sue preziose “fossette”. Occorre quindi feeling, affinità, sintonia con le sensazioni del corpo e armonia con tutto il resto …
Goal: avere un obiettivo chiaro, definito, preciso è fondamentale nella nostra vita. Il nostro cervello è la nostra mente lavorano anche mediante immagini mentali ma come dicono sovente i saggi “conoscere i punti cardinali non vi servirà a nulla se non sapete dove volete andare e … se non sapete dove volete andare, prima o poi, finirete nel posto sbagliato!”.
Optimism: l’ottimismo è un’arma strategica nella nostra vita. Chi è ottimista risulta essere più propositivo, efficace ed ha una maggiore autostima. L’ottimismo dipende solo da ¼ dalla genetica, i restanti ¾ sono apprendimento. È un valore aggiunto della nostra personalità e può aiutarci per affrontare le diverse sfide e lo stress quotidiano.
Lightness: essere leggeri significa non appesantire mente, cervello e quindi corpo con pensieri deliberatamente inutili! Troppe domande non necessariamente portano a delle risposte. Siate leggeri come una pallina da golf, che riesce anche a viaggiare a oltre 300 km/h e a coprire grandi distanze con la sua forma strategica, le sue fossette e il suo peso leggero (circa 45 gr)…
Feeling: sperimentate sensazioni positive, abbiate feeling con voi stessi e con quello che fate, dallo sport, al lavoro, alle relazioni interpersonali, vivendo pienamente il momento, accettando le mille sfumature della vostra personalità e quelle degli altri. La pallina da golf, proprio come la personalità, ha le sue “fossette”, senza le quali non potrebbe andare lontano, né volerebbe a lungo. Sono proprio tali fossette che incidono molto creando una forma e una struttura armonica, equilibrata, bilanciata che regge i colpi, la velocità, la distanza e l’impatto con l’aria …
 Per ogni punto del metodo Golf, ci sono alcuni importanti esercizi da fare (…), proprio con lo scopo di raggiungere e superare i vari step, come se fosse, appunto, una partita!
Nel golf, sovente, il giocatore può scegliere palline differenti. Metaforicamente, per ogni tipo di pallina, possiamo associare alcune caratteristiche di personalità. In quale vi ritrovate?


1. One pièce: unico blocco di gomma, ma performance bassa.
Se vi ritenete una persona “tutta di un pezzo”, o in grado di incassare sempre ogni colpo, provate a rilassarvi maggiormente e a sfatare, qualche volta, le vostre convinzioni. Occorre essere meno rigidi, poiché rischiate, alla lunga, performances scadenti.
2. Two pièce: resistente all’usura, distanza massima, anche per i giocatori meno potenti.
Se siete consapevoli di essere razionali ma anche emotivi, siete più propensi a resistere alle frustrazioni e a ricoprire grandi distanze. Attenzione però a gestire bene le energie. Ogni tanto, fate una sosta ristoratrice per ricaricarvi.
3. Three pièce: precisa, tocco morbido.
Se ammettete che la vostra personalità ha anche delle sfumature e non solo parti razionali ed emotive, potete arrivare molto lontano ma attenzione al tocco e alla precisione. Avete necessità di canalizzare bene la vostra energia e talvolta di focalizzare meglio il vostro obiettivo.
4. Four pièce: multistrato, i vari strati interagiscono garantendo la performance e l’ottimizzazione del colpo.
Se ammettete la complessità dell’individuo, nelle sue sfumature, coerenze e incoerenze, ritenendo di possedere più parti o strati che agiscono contemporaneamente, avrete una performance elevata. Prestate solo più attenzione ad ottimizzare i vostri colpi.

!!! Info dettagliate nel mio prox libro …

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Tra Psicologia e Arte

Me-Te-Ora-Senza-Fine
Me te ora senza fine

L’Arte è un’esperienza universale, accessibile e fruibile da tutti, in ogni tempo, in ogni
spazio. È il miglior mezzo di comunicazione. L’Arte veicola, inventa, crea, ricostruisce
significati e nuove realtà. Al contempo, rappresenta un bisogno, una normale necessità
dell’animo umano, una vera motivazione intrinseca.
Usando le parole di R.M.Rilke: “Lasciar compiersi ogni impressione e ogni germe di un
sentimento dentro di sé, nel buio, nell’indicibile, nell’inconscio irraggiungibile alla propria
ragione, e attendere con profonda umiltà e pazienza l’ora del parto d’una nuova
chiarezza; questo solo si chiama vivere da artista: nel comprendere come nel creare”.
Attraverso l’Arte può mutare il presente e contemporaneamente ci si può volgere al
futuro, al tempo che sarà, raggiungendo nuovi livelli di conoscenza, proprio attraverso
l’immaginazione, la fantasia, l’atto creativo. L’immaginazione diventa fondamentale
nell’arte così come nella conoscenza.
L’Arte è un processo psicologico e terapeutico complesso, poiché mescola, unisce,
sovrappone, consolida, affianca, sentimenti e aspetti consci e inconsci, razionali e
simbolici, in un serio gioco tra infantilità, adultità e genitorialità.
Il significato dell’Arte non si palesa solo attraverso la forma, il compiuto logico, ma
investe artista e fruitore con i movimenti, le direzioni dell’animo, i colori delle passioni
che sono anche ansie, paure, prospettive … L’Arte come lavoro dell’animo umano e trasformazione.

lavaggio-dei-pensieri
lavaggio dell’anima

Durante l’atto creativo spirito e corpo si uniscono in un unico processo di conoscenza e
approfondimento, attraverso un vero contatto interattivo profondo. L’artista si muove per
scuotere lo stesso animo (suo e del fruitore), accelerando un vissuto che è anche
esperienza corporea, oltre il semplice automatismo razionale e abitudinale, attingendo
soprattutto al non noto. Si va oltre la percezione ovvia. L’Arte come contatto corporeo,
viscerale, anche primordiale.
Se già Freud si chiedeva da dove avesse origine la materia dell’opera, si può proprio
riflettere sul concetto di gioco e fantasia infantile. La fantasia come sfogo di tensione, di
desideri insoddisfatti. L’artista si serve anche di ciò, di ricordi, di unioni e commistioni
originarie, biologiche, simboliche. La psiche, forse, è naturalmente propensa ad essere
impressionata e scioccata dall’esperienza artistica, proprio davanti a rappresentazioni
cromatiche. L’arte anche come sublimazione, come retorica dell’inconscio. Nell’Arte lo
stesso inconscio si manifesta, diventa ammissibile, scappa dalle briglie superegoiche.
L’Arte anche come catarsi, vera purificazione, liberazione dalle passioni e dai capricci
dell’animo umano, in un progressivo aumentare di consapevolezza. Gli affetti nell’Arte
possono trovare una scarica e preservano dalle azioni patologiche e patogene. L’Arte
come partecipazione emozionale attraverso manifestazioni passate e fantasmatiche,
attraverso la riattualizzazione di scenari, attori, spettatori e fantasmi.

Un processo che si verifica anche in trance, in stato di parziale disattivazione del
razionale e del logico. L’Arte come catarsi ma anche come trasposizione, ovvero
trasformazione dalla natura all’arte.
L’Arte appare anche come liberazione da un conflitto, un peso, un agente patogeno
ma anche come accrescimento dell’ideale dell’io, creando valore, amplificando
l’individualità e il senso dell’essere.
Le angosce della posizione depressiva e il conseguente pressante bisogno di
riparare, appaiono radici della creatività. L’artista crea, forse, una realtà parallela, una
ricreazione di un tempo integro e amato ma poi smarrito, perduto, rovinato. L’Arte
come ricostruzione interiore dunque, come mezzo per superare l’ansia e l’angoscia.
L’Arte come espressione nevrotica.
L’Arte come trasformazione, come graduale processo conoscitivo, dall’idea
all’emozione che sinergicamente formano l’ispirazione. La creazione artistica continua
però oltre l’evidente. Creazione, fruizione e ricreazione, in continui sconvolgimenti
dell’animo. L’Arte come punto di arrivo e di ripartenza.
L’opera artistica contiene anche il passato e la storia dell’autore ma la conoscenza
dello stesso non trapela solo dall’evidenza storica. L’Arte anche come grammatica
dell’animo umano, poiché forse, appare più rilevante non tanto quello che l’autore
dice ma come lo dice.

Spirito del Tempo. Acrilico su tela. 60×80.2014
Spirito del Tempo 

L’Arte è anche opera nuova di realtà, realtà nuova come opera. Lo scopo è
anche quello di dominare le cose, costruendole e annientandole
contemporaneamente. L’Arte come non copia della realtà ma come realtà
creata, come manifestazione simil psicotica.
L’essenza dell’arte forse rimarrà sempre fumosa, ingannevole, poco definita e
definibile. L’artista viene risucchiato dall’ispirazione profonda, come un
complesso autonomo, simile alla malattia. L’opera portata a termine diventa un
simbolo legato ad un archetipo, ad una mitologia inconscia le cui “immagini
primordiali sono proprietà comune dell’umanità”. L’opera d’arte prodotta non è
simbolica ma sintomatica. Si tratta di immagini mnemoniche non innate ma
ereditate. Tali rappresentazioni pongono dunque dei limiti alla presunta fantasia.
L’Arte come relazione archetipica che commuove, che trascende le esperienze
di vita e il periodo storico di riferimento, risvegliando un significato che è
patrimonio comune, collettivo, universale.

Forse, l’arte, è anche altro …

Fonte: Time Action Painting, I movimenti dell’Anima, Mirco Turco. 2015

10 motivi per aver paura dello Stress

Lo stress non è una malattia ma può causare diversi problemi psicofisici, soprattutto se intenso e prolungato nel tempo. Sottovalutare o sottostimare il nostro livello di stress può essere alquanto rischioso.
1. La ricerca scientifica sottolinea che lo stress riduce la risposta immunitaria. La tensione continua, infatti, provoca un maggior rilascio di catecolamine, ormoni che in dosi elevate, modificano la capacità di reazione degli anticorpi.

2. Le persone stressate che dimagriscono sono pochissime! Lo stress altera i processi di elaborazione dei grassi. Inoltre, si attiverebbe una particolare proteina che frena il metabolismo e implementa la fame proprio di cibi grassi.
3. Con lo stress arrivano più facilmente anche acne, orticaria, dermatiti ma anche maggior indebolimento dei capelli, debolezza delle unghie, alopecia.

4. Lo stress intenso agisce negativamente sull’ippocampo, zona del cervello deputata alla memoria a breve termine. Cominciamo, quindi, a non ricordare informazioni immagazzinate anche poco tempo prima.
5. Le pareti delle arterie e dei capillari si inspessiscono a causa dello stress e si formano con molta frequenza le placche aterosclerotiche. Livelli elevati di cortisolo, inoltre, aumentano il colesterolo.

6.7. La persona stressata è anche più esposta a disturbi respiratori e allergie, inoltre, colite, gastrite, ulcera rappresentano il risultato di uno stato infiammatorio dovuto a stress. La persona stressata mangia più in fretta e digerisce male, a causa dell’alterazione nella produzione di succhi gastrici che, in eccesso, intaccano le pareti dello stomaco. Aumenterebbero, inoltre, la motilità dell’intestino e l’accumulo di grassi epatici.

8.9. Calo della libido, alterazioni del ciclo mestruale, diminuzione della fertilità sono altre conseguenze dei livelli elevati di stress. Da annoverare anche l’aumento dei dolori alle ossa e il deterioramento delle cartilageni.
10. Se ancora non bastasse quanto elencato, per sensibilizzare tutti sul pericolo dello stress, oggi, sappiamo che livelli elevati sollecitano i neuroni e ne aumentano la reattività, logorando progressivamente i tessuti cerebrali e deteriorando le performances cognitive. Inoltre, il cortisolo in eccesso, ha un’azione distruttiva sul DNA, accorciando i cromosomi e facendo morire prima le cellule. Nello specifico, lo stress inciderebbe sui telomeri (cappucci che proteggono i cromosomi), non offrendo così un’adeguata protezione al materiale genetico. Le cellule invecchiano prima e muoiono.

L’elenco, non esaustivo,  appare comunque sufficiente per prendere coscienza della reale gravità delle conseguenze generate dallo stress. Conoscenza e prevenzione diventano tappe obbligate per tutti!
Fonte: Riza Dossier, febbraio, marzo 2017.

Controllo dello Stress MIrco Turco

Nella parola “STRESS”, la formula segreta per prevenirlo e affrontarlo

 

 

Controllo dello Stress MIrco TurcoDa svariati anni la ricerca scientifica cerca di dettare dei rimedi, consigli o strategie su come affrontare e gestire lo STRESS. Ognuno di noi sa benissimo che di per sé, un certo livello di stress è positivo, poiché ci aiuta ad essere più attenti, concentrati e “motivati”; migliora cioè la performance! Al pari, se superiamo la fatidica “soglia dello stress”, cominciamo a fare i conti con stanchezza, demotivazione, malanni fisici e psichici, scarsi risultati.

In questa ottica, chiara e risonante per tutti, la solita e giusta domanda è sempre la stessa: come faccio a ridurre o ad affrontare lo stress negativo? Le risposte date ad oggi, non sembrano fare molta “presa” sulle persone, un po’ per la complessità dei possibili interventi e un po’, forse, per pigrizia umana!

Vorrei darvi, così, un facile  schema generale che potete utilizzare per affrontare le situazioni stressogene e per assumere, progressivamente da subito, una vera e propria forma mentis antistress …

Nel termine S-T-R-E-S-S esiste quindi già un efficace rimedio!

S- SCHEDULING: significa che le vostre attività vanno programmate con attenzione, significa che anche gli obiettivi che volete raggiungere vanno ben identificati e che soprattutto ciò che volete può essere programmato in base a come siete fatti e alla realtà che vivete. Significa che non dobbiamo bombardarci di mille cose che dobbiamo fare, quando in realtà è impossibile fare bene ogni cosa. S, significa, quindi programmare e programmarci intelligentemente.

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T- TREAT YOUR BODY WELL: tratta bene il tuo corpo! Significa prenditi cura del tuo fisico, attraverso lo sport e una sana alimentazione. Nell’epoca delle varie filosofie e pseudoscienze newage, non scordiamo che siamo anche corpo e che è importante prendersene sapientemente  cura. Ricorda che non basta iscriversi in palestra, devi anche frequentarla! Rispetta un piano alimentare equilibrato, senza eccedere, rispettando il tuo corpo.

dimmi come cammini e ti dirò chi sei mirco turco

R- RELAX: ormai c’è una svalutazione del termine, eppure, molte persone non sanno cosa significa rilassarsi. Allentare le tensioni fisiche e psichiche è oltremodo obbligatorio. Scegli una qualsiasi attività, tra le infinite, che ti distende maggiormente; un’attività che ti permette di “staccare la spina”. Può essere una qualsiasi cosa, dalla più semplice alla più complessa ma deve essere una Tua attività: dallo sport, all’arte, dalla pesca, alla cucina, al semplice passeggiare tra la natura. Coltiva costantemente questa attività.

E- EXPECTATIONS: aspettarsi eccessivamente da noi stessi e dagli altri è un grosso errore. Il perfezionismo genera ansia e persone infelici. Noi siamo soggetti ad errore. È un dato di realtà che sovente ignoriamo. Se un minimo di aspettativa può essere utile e normale, l’anticipazione eccessiva degli accadimenti futuri, prima del loro verificarsi, genera anche apprensione ed ansia. Il perfezionismo genera spesso situazioni conflittuali tra mete prefissate e la possibilità reale per attuarle.

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S- SLEEP: dormire, riposare in modo costante è fondamentale. Il nostro corpo e la nostra mente necessitano di un sonno ristoratore. Le famose 7 ore circa sono indispensabili. Conosco  persone che dicono di dormire molto poco e di “funzionare” molto bene, anzi meglio. È un’illusione. La deprivazione del sonno genera disturbi del comportamento. Occorre quindi riposare sempre sufficientemente ma al pari, non eccedere. Dormire poco o dormire molto non fa mai bene!

Antistress

S- SMILE: quante volte sorridi al giorno? Sorridere è indispensabile nella nostra vita. Il sorriso scatena una tempesta biochimica che fa solo bene. Se sorridi ad un tuo problema, puoi anche affrontarlo. L’eccesso di serietà ed ombrosita’ costituiscono solo ostacoli per te stesso e per la relazione con il mondo. Sorridere implica l’utilizzo di un numero minore di muscoli facciali rispetto a quando siamo incupiti o tristi. Sorridi quindi e circondati di persone sorridenti!

Dottor Mirco Turco Criminologo
Ora che avete un piano schematico, pragmatico, sensato ed operativo, vi rimane solo di adottarlo ed attuarlo. Visualizzate sempre il vostro focus e … perseverate!

scelte

Sindrome del colon irritabile e Ipnosi

La Sindrome del Colon Irritabile è una problematica caratterizzato da ipersensibilità dell’intestino crasso che comporta l’alternarsi fastidioso di stitichezza e scariche diarroiche, accompagnate da dolori addominali.

I sintomi arrivano quasi in modo imprevedibile e interferiscono con la vita quotidiana. Prendere un mezzo pubblico, salire in aereo, fare una fila, diventano situazioni preoccupanti e ansiogene, tanto da far aumentare le condotte di evitamento ed ansia sociale. Frustrazione e depressione possono scaturire da tale problematica, oltre ad un  costante vissuto di imbarazzo.

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Come ormai comprovato da molti studi e dalla stessa psicosomatica, esistono diversi collegamenti tra cervello e intestino. Inoltre,  l’intestino contiene molti neurotrasmettitori simili a quelli cerebrali, assolvendo   anche a funzioni di elaborazione. Sappiamo  che i due organi sono in intimo contatto tra loro,  permettendo così  un’elaborazione di ciò che ci accade e di ciò che viviamo  ad un livello “alto” e uno “basso”.

 

La sindrome del colon irritabile è molto diffusa ed è al contempo, sottovalutata. Sembra che in Italia ne soffra almeno il 18% della popolazione, con una prevalenza tra le donne.
Colpisce soprattutto persone che operano in contesti stressanti o persone che vogliono fare a tutti i costi carriera o che si obbligano a raggiungere standard elevati, tanto che negli USA viene anche chiamata “career woman’s disease” o malattia delle donne in carriera!

Se da un lato la sindrome del colon irritabile è considerata di natura funzionale, dall’altro lato, non sembra ci siano cause organiche  dimostrabili. Essa tende a peggiorare se non affrontata da uno specialista, soprattutto perché comporta disagi psicologici aggiuntivi e a causa dei diffusissimi rimedi “fai da te”!

Nonostante importanti connessioni tra fattori fisiologici e sociali, le cause della sindrome sono però soprattutto psicologiche:

  • Perfezionismo.
  • Conflitto di ruolo, ovvero il modo di rapportarsi al mondo.
  • Tendenza ad auto colpevolizzarsi.
  • Tendenza ad assumersi la responsabilità di qualsiasi evento negativo.
  • Elevati livelli di autocondanna.
  • Autozittirsi, assecondando le altrui esigenze.
  • Sottovalutazione di se stessi.
  • Autoefficacia labile.
  • Evitamento del conflitto.
  • Sviluppo di un  falso sé, per soddisfare le richieste sociali.

Dove Mirco Turco

Rompere lo schema  cognitivo e comportamentale è al pari molto importante per affrontare e gestire la problematica. La persone con sindrome del colon irritabile, sovente, pone un’attenzione selettiva alle sensazioni del corpo ed effettua, successivamente,   un’interpretazione catastrofica di esse. Qualsiasi sensazione viscerale viene rapportata così al problema intestinale e  cominciano ad innestarsi svariati pensieri negativi: “sto male … dovrò scappare in bagno … che figura …”. Ciò comporterà ulteriore stress ed  ansia.

Se da un lato farmacologia e dieta adeguata sono i trattamenti storici, è importante anche un supporto psicologico al fine di ridurre intensità e frequenza dei sintomi, ridurre e gestire stress ed ansia, migliorare la qualità della vita in generale.

Le persone con sindrome del colon irritabile alternano il loro atteggiamento mentale, da chiusura ad apertura; sono persone che  danno e trattengono, legittimano i propri bisogni e li negano, si arrabbiano e reprimono, vivendo sempre in un grande dubbio. L’insicurezza gioca un ruolo fondamentale nella loro vita. La fiducia in sé stessi e l’autostima vacillano quotidianamente.
Dare forma ai propri bisogni, lavorare sull’ipersensibilità alle critiche esterne, superare la passività, dare un nuovo equilibrio alle relazioni, senza paure e sensi di colpa, diventano tappe obbligate di una terapia psicologica della persona con sindrome del colon irritabile.

Alcuni studi specialistici (Webb AN, Kukuruzovic RH, Catto-Smith AG, Sawyer SM, “Hypnotherapy for treatment of irritable bowel syndrome”; Wilson S, Maddison T, Roberts L, Greenfield S, Singh S; dello Birmingham IBS Research Group, “Systematic review: the effectiveness of hypnotherapy in the manaement of irritable bowel syndrome.” Aliment Pharmacol Ther. 2006 Sep 1;24(5):769-80, …), dimostrano come l’IPNOSI sia molto efficace nel trattamento della  Sindrome, poiché non comporta alterazioni strutturali del corpo e riduce le sensazioni dolorose. Inoltre, smuove risorse e potenzialità, mobilitando energie e qualità per affrontare e gestire al meglio la propria esistenza.

Attraverso l’ipnosi e mediante alcune tecniche che possono essere utilizzate dal paziente in piena autonomia, viene ridotto progressivamente l’impatto negativo della sindrome e si riduce l’incidenza dell’ansia. Parallelamente, lo stress derivante viene ridotto e gestito strategicamente, consentendo un riappropriarsi della propria vita e un migliorando globale del benessere dell’individuo.

L’ipnosi non è controproducente e non ha alcun effetto collaterale. Risulta una pratica psicologica e medica sempre più pragmatica e utile per l’equilibrio psicofisico.

Perché facciamo le scelte che facciamo.

Probabilmente, il marketing tradizionale è destinato a fallire! Ma questa non è solo la mia opinione.

Non so se siete al corrente … ma le etichette dissuasive sui pacchetti di sigaretta non funzionano, anzi, stimolano i “centri del desiderio”! Inoltre, sarà una sorpresa scoprire che il pezzetto di lime o limone che mettiamo nella nostra cara birra Corona, che tra l’altro non è messicana, non ha una ragione antropologica né un’utilità salutista o legata alla presunzione di allontanare germi o mosche … è semplicemente uno “scherzo” di uno sconosciuto di qualche anno fa che ha solo pensato …”voglio vedere quanti copieranno quello che faccio”!!!

Voglio ancora illuminarvi dicendo che noi esseri umani non siamo affatto razionali e solitamente, facciamo cose diverse rispetto a quello che diciamo …

Lo sapevate poi che la gente preferisce il gusto della Pepsi ma che di fatto la Coca Cola vince nelle vendite? Questo però non lo dico io o altri studiosi di “economia comportamentale” ma è il

risultato di ricerche condotte con la risonanza magnetica funzionale, ovvero con quello strumento che ci dice se, come, quando e cosa si attiva nel nostro cervello.

Indipendentemente da ciò che volete essere o dalle vostre care convinzioni, sappiate che decidono le Emozioni e sono le Emozioni che danno il valore alle cose!

Desiderate un uovo oggi o una gallina domani? Pur se optate di procrastinare, preferendo la gallina domani, le aree limbiche del cervello si attiveranno maggiormente con l’uovo di oggi!

Preferite una Ferrari o una Mini Cooper? Occhio alla risposta. Il design della Mini attiva una piccola regione nella parte posteriore del cervello, che risponde ai volti. Appare, quindi, come

una “simpatica personcina”!

scelte

In fondo, se riflettiamo bene, cosa ci “rimane maggiormente in testa?” Qualcosa che ci coinvolge ovviamente, a meno che non siate un pesciolino rosso con memoria operativa di circa

sette secondi! (significa ricominciare a vivere ogni sette secondi!)

Inoltre, in questo mondo misteriosamente pseudo-equilibrato, reagiamo alle cose anche grazie ai nostri neuroni specchio, dall’empatia allo sbadiglio … ma scendete dalla scala evolutiva,

poiché è una cosa che ci accomuna, ancora una volta, ad altri animali come i cari macachi!

Non so voi … ma io sono veramente stufo, inoltre, quando entro in un negozio e la commessa, carina o brillante che sia, non sorride. Tutti sanno che la gioia e la felicità in un volto influenzano

un acquirente e non solo ma anche la probabilità di ricordare un nome (forse è per questo che devo fare un enorme sforzo!) Addirittura, in tal caso, si “illumina” maggiormente la regione del

cervello associata alle ricompense e quindi si “smuove” la cara dopamina!

Le parole e le frasi positive o se vogliamo, qualsiasi stimolo che sia subliminale o meno, influenzano anche il nostro comportamento nello spazio ma anche questo non lo dico io ma

studiosi eminenti di Harvard che hanno dimostrato, addirittura, che la camminata di anziani esposti a parole positive, migliorava del 10% circa!

E poi, smettiamola di non credere … siamo tutti superstiziosi perché il non esserlo significherebbe rinunciare al controllo delle cose e la nostra fatidica scala dei bisogni

vacillerebbe o scricchiolerebbe … Amiamo quindi la prevedibilità poiché le routine, addirittura, incidono sulla probabilità o meno di contrarre malattie respiratorie e i nostri bambini, proprio con

la routine simil montessoriana, crescono più sani e vanno meglio a scuola!

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Credete poi nella fortuna e nella sfortuna? Qualche anno fa a Londra, un venerdì 13 si è registrato un aumento del 51% degli incidenti stradali e del 32% in Germania! E se non siete

ancora convinti, il marchio Kit Kat va molto bene in Giappone perché somiglia all’espressione “vincere senza fallo” … Inoltre, se decidete che qualcosa nella vostra giornata andrà storto,

avrete ragione, così come se decidete che sarà un giorno bellissimo. Questo però, forse, è un altro discorso!

Siete credenti, siete religiosi? La preghiera ha il suo ruolo nella vita e nel mondo ma indipendentemente dalle ispirazioni o vocazioni, le monache presentano una maggiore

attivazione nella zona del cervello che produce le sensazioni di gioia e serenità quando pregano o immaginano una “situazione divina”.

Quando scegliamo qualcosa e quando acquistiamo qualcosa, il nostro cervello è così efficiente che in un paio di secondi decide in base alle esperienze passate, grazie a dei marcatori

somatici che appunto, collegano fatti ed emozioni. Se quando eravate più piccolini vi siete bruciati una manina vicino al forno, saprete di cosa sto parlando …

Inoltre, i nostri carissimi sensi hanno davvero un senso! Se da un lato abbiamo sempre sopravvalutato la vista, sappiate che l’olfatto è molto più strategico. Inoltre, gli odori attivano le

stesse aree cerebrali delle immagini, proprio tramite i neuroni specchio. I recettori degli odori vanno direttamente al nostro sistema limbico, quindi nuovamente emozioni! Occhio allora, anzi

naso, in quei negozi che “spruzzano” fragranze varie, come la vaniglia che ci ricorda tanto il latte materno o il cullare ritmato. I suoni, inoltre, hanno il loro grande effetto e questo è evidente

ma forse non sapete che ad esempio, la musica classica ha fatto diminuire la percentuale di diversi crimini o atti vandalici in alcuni Stati e che se dovete comprare un vino, la musica vi

spingerà a spendere di più.

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Ad ogni modo e indipendentemente dalle considerazioni che farete ora, sappiate che purtroppo o per fortuna, siamo “consciamente confusi e inconsciamente controllati”. Informatevi bene

dunque, sul mondo ma soprattutto sulla vostra mente e sul vostro cervello! …

Testo principale di riferimento che consiglio a tutti: Neuromarketing, di Martin Lindstrom.

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Procrastination Test – Sei un procrastinatore? – Mirco Turco

Dopo circa 10 anni di studi e ricerche specialistiche (Turco, 2004, 2006, 2007, 2010, 2012), di risoluzioni, di cattive abitudini perse, di mondi svelati ed illuminanti risultati, potremmo definire, finalmente, un repertorio comportamentale del procrastinatore, ovvero di colui che, per motivi razionali o inconsci, tende sempre o quasi sempre a rimandare.

Procrastinare è soprattutto un’abitudine “difettosa”, a volte, uno stile di vita, un modo per raggirarsi e/o raggirare ma anche un mistero, un’irrazionale modalità di complicarsi l’esistenza e quella degli altri.

Se da un lato esistono degli interventi di tipo clinico e terapeutico per affrontare la procrastinazione quando cela conflitti profondi, nella stragrande maggioranza dei casi, risultano pragmatici interventi e guide per ristrutturare le convinzioni limitanti e per “imparare” a decidere (Turco, 2012).

Il procrastinatore “filosofeggia” sulla constatazione che anche il non decidere è una decisione ma è una decisione improduttiva e distruttiva. Esistono casi di studenti perenni, di gente che sosta negli spazi universitari, negli atenei, nei luoghi alimentatori di speranze. Ma per affrontare la procrastinazione la speranza non serve, occorre fare banalmente qualcosa di diverso. Perché?

Perchè se si fanno sempre le stesse cose, si finisce per ottenere sempre gli stessi risultati! In realtà, il procrastinatore, come spesso sostenuto, ha un cattivo rapporto con il tempo (Turco, 2006). Il punto di partenza diventa proprio questo. Occorre comprendere che il futuro è illusione. Il futuro, in termini di tempo, non esiste, perché quando arriverà costituirà il presente. Il passato? E’ passato!

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Vivere il presente è la prima strategia da seguire. Basta cominciare. Di seguito, vengono indicati gli atteggiamenti e i comportamenti “tipici” di un procrastinatore. La lista serve per aumentare la consapevolezza e per favorire l’accettazione.
– Rimando una decisione, un comportamento o un compito.
– Avverto che il rimandare una decisione o un compito non è produttivo.
– Ho un cattivo rapporto con il tempo.
– Ritengo di essere perfezionista.
– Penso di essere un perfezionista per timore di fallire.
– La mia autostima è un pò labile o bassa.
– Penso di essere un tipo ansioso.
– Mi rendo conto che altri significativi (genitori, parenti, …) intorno a me, hanno la mia stessa cattiva abitudine.
– Ritengo di razionalizzare eccessivamente le cose.
– I miei obiettivi sono a lungo termine.
– Mi ritengo logorroico o comunque mi perdo, in alcune occasioni, in discussioni ricche di particolari inutili o poco rilevanti.
– E’ molto importante il giudizio altrui.
– Mi ritengo permaloso.
– Attribuisco i risultati a fattori esterni, poco controllabili.
– Mi rendo conto che l’analisi dei rischi che faccio prima di prendere una decisione o prima di fare qualcosa è troppo macchinosa.
– Mi capita di fare una valutazione degli esiti tendenzialmente catastrofica o molto negativa.
– Gli obiettivi che mi fisso sono irrealistici.
– Assumo un pensiero “tutto o nulla” o le cose per me sono “bianche o nere”.
– Distraibilità e scarsa concentrazione possono riguardarmi.
– Mostro difficoltà nella scaletta delle priorità.
– L’appoggio e il sostegno altrui diventano essenziali per la mia vita.
– Ritengo di essere poco autonomo.
– Sono assalito da un’eccessiva auto-critica.
– Sperimento un senso di vergogna.
– Prima di decidere o di fare qualcosa, cerco molte alternative.
– …

 
La lista serve anche come spunto di riflessione, come base per affrontare e risolvere le mille peculiarità del procrastinatore.

Bibliografia essenziale.
Turco M. (2004). Procrastinazione Universitaria e Disorientamento Personale. Clinamen, Firenze. Turco M. (2006). Affrontare la Procrastinazione. Opsonline, Roma.
Turco M. (2006). Procrastinazione, Gestione del Tempo e Perfezionismo. Opsonline, Roma.
Turco M. (2006). La procrastinazione: una problematica complessa. Opsonline, Roma.
Turco M. (2007). Misurare la Procrastinazione. Opsonline, Roma.
Turco M. (2010). Procrastinazione: un fenomeno ancora sconosciuto. Rivista Ordine Psicologi regione Puglia, dicembre 2010.
Turco M. (2010). Procrastinazione: le prime ricerche in Italia. Opsonline, Roma.
Turco M. (2012). Il domani è mai: 29 modi per smettere di rimandare. Maremmi Ed., Firenze. www.mircoturco.it

Team Building presso Liberotel Apulia - La Unique Antistress Academy ha preso il volo

Team Building presso Liberotel Apulia – La Unique Antistress Academy ha preso il volo

Un incontro che lascerà qualcosa di importante dentro ognuno di noi, persone, volti, luoghi e tanta voglia di fare, bene.

Iberotel Apulia

Iberotel Apulia – Moderna offerta All Inclusive nel parco naturale di Ugento – Resort – Spa – Eco Golf | Via Vicinale Fontanelle I-73095 – Marina di Ugento (Lecce) – Puglia – Italia

 

Dicono di noi Unique Antistress Quality

Unique Antistress Quality – Parlano di noi.

Ecco solo alcuni articoli che parlano del nostro certificato Unique Antistress Quality:

 

 

Iberotel Apulia lancia Unique Antistress Quality

Qualità in Puglia, Ugento, certifica se l’azienda è antistress L’azienda è antistress? Ti certifica l’oasi di Ugento Un nuovissimo marchio di Qualità in Puglia Dal nostro inviato speciale Franco Vergnano == Iberotel Apulia ha fatto il lancio dello Unique Antistress Quality, marchio di cui potranno fregiarsi realtà illuminate che mettono il capitale umano al centro dei loro progetti Stress.

 

Iberotel Apulia lancia Unique Antistress Quality – Donna Charme

L’azienda è antistress? Ti certifica l’oasi di Ugento Un nuovissimo marchio di Qualità in Puglia Dal nostro inviato speciale Franco Vergnano == Iberotel Apulia ha fatto il lancio dello Unique Antistress Quality, marchio di cui potranno fregiarsi realtà irradiate che mettono il capitale umano al centro dei loro progetti Stress.

 

Combattere lo stress: ecco come | Giornale Sentire

(Ugento – www.giornalesentire.it) -Per favorire l’incontro con i maestri del relax, Iberotel Apulia tra il 10 e il 30 settembre 2016 offre un trattamento speciale: tutti i suoi ospiti potranno usufruire di trattamenti benessere gratuiti e all inclusive. Simon Elliott cita Confucio: “Dimmelo e lo dimenticherò. Mostramelo e potrò ricordarlo, coinvolgimi e capirò”.

http://www.uominiedonnecomunicazione.com/17/11698/Iberotel-Apulia-ospiter%C3%A0-un-workshop-dedicato-alla-presentazione-del-New-Antistress-Brand.html

IBEROTEL APULIA CAPITALE MONDIALE ANTISTRESS

Iberotel APULIA CAPITALE MONDIALE DELL’ANTISTRESS In Puglia all’Iberotel Apulia ad Ugento in provincia di Lecce, diventa capitale mondiale

.. e ancora…

 

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Relax gratis e natura all’Iberotel Apulia di Marina di Ugento

C’è un indirizzo da prendere quale riferimento, se si è a caccia di luoghi di grande bellezza e di momenti per rigenerarsi.E’ l’Iberotel Apulia Antistress Resort, struttura situata a Marina di Ugento, in provincia di Lecce.Qui – nel cuore del Parco Regionale litorale di Ugento, la vacanza diventa pratica di benessere, grazie ad un mix …

 

 

http://www.mondointasca.org/2016/06/01/academy-antistress-benessere-lavoro/

http://www.uominiedonnecomunicazione.com/un-viaggio-dal-tempo-nel-paradiso-dellantistress/

 

 

 

 

 

stress_lavoro_insegnamento_mirco_turco

Insegnare: tra stress, burnout e solitudine.

In Giappone gli unici cittadini che non sono obbligati ad inchinarsi davanti all’imperatore sono gli insegnanti. Il motivo è che i giapponesi sostengono che senza insegnanti non ci possono essere imperatori“.

L’insegnante: uno dei lavori più nobili e difficili. Chi sceglie di “insegnare”, infatti, svolge un ruolo e ricopre mansioni che non si esprimono semplicemente con un trasferire informazioni o nozioni. Insegnare significa “tirar fuori”, educare, agevolare, motivare, comprendere. Un mestiere non semplice, anche perché il contesto scolastico-educativo si inserisce in un quadro più ampio e articolato: organizzazione scuola, società, famiglie. Affermare oggi che insegnare è stressante suona retorico. Eppure, in questo settore, si fa poco o forse nulla!

L’insegnamento appartiene alle “helping-professions” e il rischio potenziale di stress, conflittualità emotive e burnout è elevatissimo. L’insegnante è un mediatore di cultura, un valutatore, un esperto di programmazione didattica, un genitore alternativo e sostitutivo e di fatto, suo malgrado, si trova sovente a fare lo psicologo. Vivere tale pluralità del ruolo è intrinsecamente stressante e il coinvolgimento non è solo cognitivo, ma anche emotivo e motivazionale. Paradossalmente, è ovvio che, prima o poi, l’insegnante “bruci”!

Se da un lato lo stress va considerato una prima risposta di adattamento dell’organismo innanzi ad una minaccia, superare la fatidica “soglia” apre altri scenari …

sindrome del burnout

La “sindrome del burnout” è stata coniata nei primi anni settanta da Freudenberger, uno psicoanalista che aveva notato come molti colleghi che lavoravano in un ambiente prima gratificante, progressivamente diventavano cinici, freddi con i loro pazienti e depressi. Continuando a studiare tale fenomenologia, presto scoprì che tali caratteristiche potevano essere riscontrate anche in altri ambienti lavorativi.

Si accorse, inoltre, che molte persone soffrivano anche di alterazioni dell’umore, disturbi del sonno e difficoltà di concentrazione. Mal di schiena e altri disturbi a livello gastrointestinale si aggiungevano a tale sintomatologia.

Il burnout divenne allora sindrome da esaurimento psicofisico causato dalla vita professionale. La sindrome ha una sorta di escalation e se vogliamo possono essere identificati ben 12 step che “scottano” e che di fatto, riguardano la vita di molte professionalità e in particolare degli insegnanti.

  1. Bisogno compulsivo di mettersi alla prova: inizia spesso con un eccesso di ambizione e un desiderio di affermarsi con colleghi e superiori ma anche con se stessi.

  2. Lavoro sempre più duro: si assumono impegni sempre più incombenti e la persona si percepisce come insostituibile.

  3. Disinteresse verso i propri bisogni: le normali esigenze di socializzazione o quelle più naturali e materiali (dormire, mangiare, stare in famiglia) passano in secondo piano.

  4. Spostamento del conflitto: la vittima intuisce che c’è qualcosa che non va ma non riesce ad identificare l’origine reale dei suoi problemi.

  5. Revisione critica dei valori: l’individuo, progressivamente, effettua una revisione di ciò che prima era importante per lui (amici, svago). Il lavoro diventa l’unica cosa rilevante.

  6. Negazione dei problemi emergenti: intolleranza, cinismo e aggressività emergono. I colleghi vengono ritenuti poco intelligenti e pigri. Le difficoltà avvertite vengono attribuite alle scadenze lavorative e alla mole di attività e non al cambiamento personale.

  7. Isolamento sociale: i contatti e le relazioni sociali si riducono. Il soggetto comincia a perdere speranze e si rifugia, sovente, nel consumo di alcool e droghe.

  8. Cambiamenti comportamentali: la vittima ora diventa paurosa, timida, apatica. Irriconoscibile davanti a familiari e amici. La propria stima svanisce.

  9. Depersonalizzazione: il soggetto perde il contatto con se stesso. Le cose e le persone cominciano a non avere valore.

  10. Vuoto interiore: il vuoto interiore prende sopravvento e la persona cerca, in tutti i modi, di sentirsi attivo in modo mal-adattativo (conforto nel cibo, uso droghe e alcool, …).

  11. Depressione: le persone diventano indifferenti, prive di energia e pervase da un senso di disperazione. Possono manifestarsi i sintomi della depressione. Nulla ormai ha più significato come un tempo.

  12. Sindrome del burnout: la persona crolla in senso fisico e mentale.

 

sindrome da esaurimento psicofisico Mirco Turco

Una ricerca importante in tema di burnout (studio Getsemani) condotto intorno agli anni 2000 ha confrontato quattro macro-categorie di lavoratori dell’amministrazione pubblica: insegnanti, impiegati, personale sanitario, operatori.

I risultati illustrarono che gli insegnanti sono soggetti a una frequenza di patologie psichiatriche da collegare al burnout in misura doppia rispetto agli impiegati, due volte e mezzo rispetto al personale sanitario e tre volte rispetto agli operatori. Il burnout da insegnamento è, di fatto, una problematica riscontrata anche in altri Paesi e non è una “prerogativa” solo italiana.

Cosa fare allora?

Anzitutto, sarebbe importante valutare e controllare bene la diffusione della problematica su più fronti con professionisti del settore. Interventi in ambito scolastico rivolti esclusivamente agli insegnanti sono in realtà rarissimi o addirittura assenti. In un’ottica di prevenzione e benessere negli ambienti lavorativi, si potrebbero adottare anche semplici misure:

  • Riequilibrare le risorse fisiche: mangiare cibi sani, rispettare le pause, praticare esercizio fisico, dormire a sufficienza.

  • Praticare il rilassamento, soprattutto per chi è “intossicato” dal lavoro. Effettuare attività di svago piacevoli, preferibilmente in contatto con la natura.

  • Equilibrio tra corpo e mente: tappa obbligata per stare bene, al pari di raggiungere un qualsiasi successo.

Secondo recenti indagini, circa l’80% degli insegnanti sarebbe stressato. In Inghilterra ogni docente ha a disposizione un medico di base e un professionista della salute psicologica a cui rivolgersi per problematiche professionali e personali. In Francia, il danno derivante da stress correlato alla professione è largamente riconosciuto. In Germania esistono le “stanze del conflitto”, ove i lavoratori si confrontano e si scontrano per rendere palesi i problemi, le difficoltà, le incomprensioni. E in Italia?

Le normative prevedono che il datore di lavoro introduca periodicamente misurazioni dello stress nell’ambiente lavorativo, proprio al fine di individuare fonti e livelli di stress psicologico.

È mio parere che le valutazioni vengano fatte superficialmente e “strategicamente”: nessun datore di lavoro vuole far sapere che l’ambiente lavorativo è stressante! Inoltre, finché gli obblighi vengono raggirati con strumenti, colloqui e questionari né validi né attendibili e utilizzati da personale non formato o tramite procedure on-line, ogni lamentela sul lavoro, sulle organizzazioni, sui lavoratori e sugli utenti, che siano studenti, clienti o semplici cittadini, appare vana.

Controllo dello Stress MIrco Turco

E’ possibile prevenire lo stress e il burn-out negli insegnanti?

Occorrerebbe utilizzare alcuni accorgimenti e strategie operative e pragmatiche: “un grammo di prevenzione vale quanto mezzo chilo di cura” (Maslach). Gli interventi potrebbero essere condotti a più livelli: da quello individuale, a quello organizzativo sino a quello istituzionale.

Adottare cambiamenti del proprio stile di vita è la prima tappa, anche al fine di attuare una vera e propria “decompressione” (staccare la spina). La formazione su determinate tematiche dovrebbe essere obbligatoria (non solo in senso teorico). Oltre a conoscere i rischi, cosa si può fare in senso pratico? Gli attori in campo dovrebbero perciò essere coinvolti in modo attivo e non solo “sulla carta”.

Forse sottovalutiamo ancora lo stress in generale e sopravvalutiamo le nostre potenzialità. Lo stress, talune volte, è solo questione di tempo!

Un’organizzazione che si occupa e si preoccupa del benessere del proprio lavoratore è un’organizzazione intelligente, che investe strategicamente nelle politiche antistress. Non è un caso che una persona stressata renda solo al 20%. Cosa significa questo sul piano educativo e scolastico? E sul fronte sociale in generale?

Gli insegnanti non si limitano solo a insegnare! Sono spesso degli esempi, delle guide. Hanno una responsabilità che non è solo professionale, ma squisitamente personale, sociale, che riguarda il presente ma anche il futuro degli altri, degli studenti, delle loro speranze, convinzioni, illusioni e sogni. Il personale scolastico e in generale quello educativo in tutti gli istituti ed enti, in tutti i livelli, ha l’obbligo di stare e sentirsi bene! Gli esiti della scarsa attenzione a tali questioni sono ben visibili attraverso le cronache odierne …

Oggi, non è più una questione di “riflessione” o di “fare attenzione”. È obbligatorio intervenire strategicamente. Creare un ambiente lavorativo equilibrato e funzionale non deve essere solo una semplice preoccupazione o un mero obbligo legislativo. È un investimento in termini di successo, efficacia, soddisfazione, Qualità. È una questione di nuova Cultura e rappresenta, a mio avviso, la vera mission di ogni scuola, così come di ciascuna organizzazione pubblica e privata.

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