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Decine di miei articoli utili per migliorare il tuo stile di vita.

Il Cannibalismo

Il cannibalismo, fenomeno ritenuto come il frutto di una vera aberrazione della mente umana e praticato solo nel lontano passato, risulta invece diffuso universalmente anche ai nostri giorni.
L’antropofagia viene studiata non solo secondo un approccio etnologico, ma anche sotto un’ottica psicologica e psichiatrica. Vi sono, infatti, diversi tentativi odierni di confronto: dal cannibalismo come pratica di alcuni gruppi, alla triste e mostruosa realtà dei serial killers.
La Psicoanalisi considera il cannibalismo in riferimento alla fase orale dello sviluppo libidico e più specificatamente alla componente sadica, dove si assiste ad un desiderio di incorporazione dell’oggetto amato che verrà poi sostituito dall’identificazione. Altri studi hanno evidenziato che se l’atto del morsicamento può essere considerato “normale” in talune fasi dello sviluppo, un eccesso della pulsione cannibalica può sfociare nella malattia.
Secondo alcune ricerche di settore, esisterebbe un cannibalismo profano, legato cioè al concetto di carne umana come semplice alimento; un cannibalismo giuridico, praticato verso persone che hanno commesso un crimine e che sono considerati nemici; un cannibalismo magico, praticato con lo scopo di accrescere i poteri individuali attraverso il cibarsi di carne umana; il cannibalismo rituale, legato a complesse attività cerimoniali e a particolari occasioni.
Le origini del cannibalismo sono anche “studiate” attraverso l’utilizzo del linguaggio metaforico. Espressioni quali “ti mangerei di baci”, “vorrei mangiarti”, “sei buono come il pane”, “sei una persona squisita”, … sono spesso rivolte a persone che ammiriamo o che, comunque, ci piacciono. In tal caso, dovremmo parlare proprio di una forma di cannibalismo verbale o metaforico. L’utilizzo di tale fraseologia, secondo alcuni studiosi, è mossa dalla necessità di esprimere le proprie emozioni verso qualcuno. Si pensi, infatti, anche alla fraseologia tra persone innamorate o amanti.


Il cannibalismo “moderno” viene affrontato, invece, attraverso studi sui crimini violenti. Basta far riferimento ad alcuni serial killer: F.H.K. Haarmann, meglio conosciuto come il lupo mannaro di Hannover (1918-19249); Albert Fisch, uno dei peggiori cannibali di tutti i tempi (1870-1936); Jeffrey Dahmer, il cannibale di Milwaukee (1960-1994); A.R. Chikatilo, il mostro russo (1936-1994); … In questi casi, l’antropofagia viene considerata una pratica psicopatologica e viene studiata in un’ottica psichiatrica.
Un semplice bisogno apre spesso le porte di un mondo complesso!

Che cos’è l’Entomologia Forense

Che cos’è l’entomologia forense.

L’entomologia forense è una branca dell’entomologia che studia i cicli vitali di quegli insetti che, sviluppandosi sui resti umani in decomposizione, sono utilizzabili ai fini della determinazione della datazione e delle cause della morte.
È quindi una disciplina di importanza rilevante nel rispondere ai quesiti giudiziali nel caso di morti violente, di rinvenimento di corpi non identificabili o in avanzato stato di decomposizione. Si suddivide in tre sottocampi: urbana, dei prodotti conservati e medico-legale.
L’entomologia forense medico-legale include il coinvolgimento degli artropodi in eventi quali l’omicidio, il suicidio e lo stupro, ma comprende anche fatti come l’abuso fisico e il contrabbando.
La Terra è un mondo abitato prevalentemente da artropodi che fanno andare avanti il Pianeta, in quanto impollinano, si nutrono di altri artropodi, di piante e alberi viventi e anche di piante e alberi morti, di vertebrati vivi e morti e delle loro deiezioni, e di molte altre cose. In questo modo eseguono un’ importante azione di riciclaggio di materiale organico nel nostro ecosistema.

Dobbiamo dare una definizione di ecosistema inteso come quell’unità che racchiude tutti gli organismi (comunità biotica) che vivono in una data area e che interagiscono con l’ambiente fisico (abiotico) determinando un flusso di energia, alimentato dall’esterno dall’energia luminosa del sole, che porta ad una struttura trofica ben definita, ad una diversità biotica e ad una ciclizzazione della materia.

Identificazione di insetti e inferenze temporali.

Per cominciare, se sappiamo quanto tempo ci vuole all’insetto per raggiungere i diversi stadi della sua vita, possiamo calcolare il momento della deposizione dell’uovo.
Se la stima dell’età dell’insetto sarà corretta, sappiamo che la morte del soggetto di solito è avvenuta prima della deposizione delle uova.
Questo periodo di tempo è abbastanza variabile e dipende dalla temperatura, dall’ora in cui è avvenuta la morte, dal periodo dell’anno in cui è avvenuta la morte, se il corpo era all’aria aperta, sottoterra o immerso in acqua.
Dopo la decomposizione iniziale (2 ore circa dal momento della morte) il corpo inizia a mandare cattivo odore (cadaverina). I primi insetti ad arrivare sono i Ditteri, in particolare i mosconi verdi o Calliphoridae e le mosche della carne Sarcophagidae.
Le femmine depongono le uova sul corpo, specialmente attorno agli orifizi naturali come il naso, gli occhi, le orecchie, l’ano, il pene e la vagina e dentro eventuali ferite. Le mosche della carne, invece, non depositano uova ma larve.
Dopo circa 2 ore , variabile a seconda della specie di insetto, le uova si schiudono ed escono le larve.
Esse vivono sui tessuti morti e crescono rapidamente.
Dopo poco tempo la larva muta ed entra nel secondo stadio larvale, durante il quale si alimenta molto e muta nel terzo stadio.
Quando il moscone verde le deposita, le uova sono a uno stadio molto precoce dello sviluppo embrionale. Misurano circa 2 mm in lunghezza. Durante le prime otto ore ci sono pochi segni di sviluppo. Dopo questo tempo è possibile vedere la larva attraverso il corion dell’uovo, alla fine di questo stadio che dura circa un giorno.
Il moscone verde ha tre stadi larvali. Il primo misura circa 5 mm dopo 1,8 giorni, il secondo circa 10 mm dopo 2,5 giorni, il terzo circa 17 mm dopo 4-5 giorni. L’identificazione dello stadio è facile, e si basa sulla dimensione della larva, la misura della sua bocca e la morfologia degli stigmi posteriori: apertura ubicata in genere ai lati di un segmento toracico o addominale e comunicante con il sistema tracheale interno, attraverso la quale avvengono gli scambi gassosi con l’esterno.
Il tempo necessario a raggiungere i diversi stadi dipende molto dal microclima, per esempio temperatura e umidità.
Quando la larva è cresciuta completamente inizia a spostarsi, si trova adesso nello stadio prepupale. La prepupa muta in pupa, ma mantiene l’involucro del terzo stadio larvale, che diventa il puparium. Di solito ci vogliono da una a due settimane dallo stadio di uovo a quello di pupa. Il tempo esatto dipende dalla specie e dalla temperatura ambientale.
Alla fine del terzo stadio la larva inizia a spostarsi, e le sue dimensioni non permettono più di vederne le fatture interne. In questo stadio, quello di prepupa, la misura è di circa 12 mm. Siamo a 8-12 giorni dopo la deposizione delle uova.
La pupa si forma 18-24 giorni dalla deposizione della uova, misura circa 9 mm, e si scurisce con l’età. La presenza dei puparia vuoti dovrebbe far capire che il corpo in esame è morto da circa 20 giorni. Si può fare un’identificazione basandosi sulle rimanenti parti della bocca del terzo stadio larvale.
Un modo più preciso di determinare l’età di larve e uova è quello di allevarle.

Insetti ed esame del cadavere.

E’ possibile distinguere un’ondata di successione degli insetti sul cadavere: possibile infestazione da vivo con pidocchi, zecche e ditteri; se il cadavere si trova in stadio fresco (1-2 giorni) vi sarà la presenza di mosche (Calliphoridae, Sarcophagidi) e predatori come ad esempio i Coleotteri; se il cadavere si trova in stato gassoso (2-6 giorni) vi sarà la presenza degli insetti precedenti cresciuti e di nuovi insetti; se il cadavere si trova in decomposizione avanzata attiva (5-11 giorni) noteremo che le mosche adulte lasciano il corpo, che le masse larvali presenti sono in stadio post-feeding e pupazione, e che vi sarà una seconda ondata di mosche con l’arrivo di altri predatori; se il cadavere si trova in decomposizione avanzata secondaria ( 10-25 giorni ) noteremo che le mosche finiscono il ciclo vitale e vanno via, arrivano coleotteri necrofagi e si nutrono delle parti interne, vi è l’arrivo di possibili mosche del formaggio per l’odore di acido butirrico generato dal cadavere; se il cadavere è secco (>25 giorni) vi sarà la presenza di predatori, di mosche allo stadio larvale e adulto, di coleotteri dermestidi, di artropodi predatori e occasionali, ai quali seguono COMPETITORI (coleotteri, imenotteri, lepidotteri), PARASSITI o PARASSITOIDI (imenotteri, nematodi, acari).

Secondo la classica, sempre valida, distinzione in otto squadre dei “lavoratori della morte” si possono distinguere:
Prima squadra: calliphora erytrocephala (mosca blu) e calliphora vomitoria: depongono le uova sul cadavere subito dopo la morte, le larve compaiono dopo 10 ore circa, dopo 10-20 giorni si formano le pupe; mosca domestica: anch’essa de¬pone le uova precocemente, le larve compaiono dopo 10 ore circa, le pupe si formano dopo 8 giorni.
Seconda squadra: mosche sarcofaga, lucilia e cynomya che depongono larve nella fase enfisematosa e che hanno un ciclo come le precedenti.
Terza squadra: coleotteri e lepidotteri, che intervengono qualche mese dopo la morte.
Quarta squadra: mosca del salame e del formaggio, piccoli coleotteri.
Quinta squadra: ditteri e coleotteri.
Sesta squadra: acaridi.
Settima e ottava squadra: coleotteri, che portano alla scheletrizzazione.
Da valutare, infine, sempre a fini tanato-cronologici, la presenza delle muffe, che si formano nei cadaveri esposti a temperature fresche ed umide.
L’arrivo delle ultime specie di insetti corrisponde alla scomparsa delle prime specie osservate. I diversi periodi non possono essere interpretati come una sequenza di fenomeni separati l’uno dall’altro ma si sovrappongono e combinano tra loro.
“Questa sovrapposizione è la maggiore difficoltà nell’interpretazione forense”. (Bornemissza, 1957)

Vi sono, inoltre, diversi fattori che influenzano la successione degli insetti:
• FISICI: le barriere alla colonizzazione;
• CHIMICI: contatto del corpo con la candeggina o assunzione premorte di medicinali, droghe, sostanze tossiche o altro;
• BIOLOGICI: l’attività di altri animali modifica quella degli insetti necrofagi e della carcassa stessa (predatori, competitori e parassiti);
• CLIMATICI: temperature troppo alte o troppo basse.

I siti di infestazione dei mosconi verdi su un cadavere possono essere importanti per determinare la causa di morte, o almeno per ricostruire gli eventi prima del decesso. Per esempio: se c’è stato un trauma o una mutilazione del corpo prima della morte, può esserci una forte infestazione di parti del corpo diverse da quelle che vengono infestate di solito quando la vittima non ha subito lesioni. Un entomologo forense può capire da quanto il corpo si trova in quel luogo studiando la fauna sul cadavere ma anche prelevando gli insetti che si trovano nel terreno sottostante. Se c’è una differenza nei calcoli, ovvero se l’analisi del terreno suggerisce un breve PMI mentre quella della fauna sul cadavere uno più lungo, si può sospettare che il corpo sia stato spostato.
Vengono trovati, in altri casi, cadaveri in luoghi nascosti, dove i mosconi verdi non hanno accesso: se se ne trovano vuol dire che il corpo è stato portato lì da un altro luogo.
Alcuni Calliforidi sono eliofili, che significa che preferiscono deporre le uova su superfici tiepide, il che succede quando i cadaveri si trovano in luoghi soleggiati. Altri mosconi preferiscono le zone ombreggiate. Per esempio, la specie Lucilia preferisce la luce del sole, mentre la Calliphora ricerca zone ombrose.
Alcune specie sono sinantrope (vivono con l’uomo) e si trovano nelle aree urbane, altre no e vivono in zone rurali. La Calliphora vicina è una mosca sinantropa, molto comune nelle città, mentre la Calliphora vomitoria è una specie più rurale.

Procedure, tecniche di raccolta e analisi.

Una tecnica passiva per raccogliere esemplari di insetti adulti sulla scena di un crimine è quella di usare trappole alla colla con una sostanza adesiva che si asciuga lentamente. Queste trappole sono fatte di cartoncino cerato con una tendina posta ad un angolo di 60° e materiale appiccicoso su entrambi i lati esposti. Una rete per insetti può essere usata per catturare quelli che volano. Uova, larve, pupe e adulti sulla superficie di resti umani dovrebbero essere raccolti e conservati per dimostrare lo stato dei dati entomologici al momento della scoperta.
Gli insetti all’interno del corpo non dovrebbero essere raccolti prima dell’autopsia. Se ci sono abbastanza insetti, campioni di uova, larve e pupe dovrebbero essere prelevati vivi e messi in un mezzo nutriente, tipo fegato bovino crudo.
Allevarli fino all’età adulta ne rende l’identificazione più facile, e può dare indizi fondamentali per la stima del PMI. È importante che la temperatura nel contenitore di mantenimento sia più costante possibile, tra i 20 e i 27°C. E’ assolutamente necessario registrare la temperatura nel contenitore.
In laboratorio, tutti i campioni, sia gli esemplari vivi che quelli morti, dovrebbero essere esaminati più rapidamente possibile. Gli esemplari vivi sono messi in incubatrici con temperatura e umidità controllate. Bisogna osservare questi contenitori diverse volte al giorno, e annotare ogni cambiamento come la schiusa delle uova o delle larve, la metamorfosi in pupa o in insetto adulto. Deve essere annotata l’ora precisa.
Possono essere scattate delle fotografie da presentare a un’eventuale giuria.
Ogni tipo di larva e adulto dovrebbe, se possibile. essere classificata con genere e specie. Può anche essere necessario condurre esperimenti all’aperto vicino alla scena del crimine per ricreare le condizioni ambientali delle larve e stimare il PMI.

TRATTO DA :

Insegnare il Successo con Grinta, Passione e Ottimismo

Insegnare il Successo con Grinta, Passione e Ottimismo.

Quanto contano grinta, passione e perseveranza? E l’ottimismo ha un suo affascinante e pragmatico potere? Cosa “insegnare” ai giovani, ai nostri figli, agli studenti, agli atleti nascenti?
Domande che, in realtà, potrebbero interessare ognuno di noi, almeno una volta nella vita. Di certo, una cosa è il nostro potenziale, un’altra è ciò che ne facciamo!

Gli esseri umani non differiscono molto dell’intelletto, almeno su un piano statistico, ma soprattutto nello zelo e nel duro lavoro. Di fatto, il famoso talento è la somma di più fattori: doni innati, abilità, nozioni, esperienza, intelligenza, senno, atteggiamento, carattere e iniziativa. Ma se da un lato il talento può essere innato, l’agilità si sviluppa con l’esercizio e questo non solo su un piano sportivo. Senza l’impegno allora, il talento ha poco senso!
La grinta è una variabile essenziale per il Successo ed ha 2 componenti fondamentali: la passione e la perseveranza. È la continuità nel corso del tempo a fare la differenza. L’entusiasmo è, infatti, una cosa comune, la durata è rara.

Insegnate un interesse. Le persone sono estremamente più soddisfatte in un lavoro che corrisponda alla loro inclinazione personale. Le persone che hanno trovato un lavoro corrispondente ai loro interessi sono anche generalmente più soddisfatte della vita. Rendono meglio sul lavoro quando a quest’ultimo sono interessate.
Sebbene gli interessi possano essere un qualcosa di squisitamente personale, essi si scoprono solo parzialmente con l’introspezione. Si scoprono, in realtà, attraverso le interazioni con il mondo esterno. Senza sperimentazione è impossibile capire quali interessi siano destinati a durare e quali no. Gli interessi devono anche incontrare il sostegno da parte degli adulti significativi: genitori, insegnanti, compagni, allenatori, … Lo sviluppo di un interesse, quindi, richiede del tempo. Non abbiate fretta.

Oltre ad “insegnare” un interesse, occorre alimentare una passione. Le persone animate da una forte passione si applicano molto più a lungo delle altre e sono spinte verso il miglioramento continuo. Kaizen è il termine giapponese per indicare la resistenza contro il rischio di arenarsi, una volta raggiunto il plateau della curva di apprendimento.

Occorre, inoltre, prospettarsi degli obiettivi, via, via, crescenti e dedicare più tempo a quelle aree di “debolezza” o di miglioramento. A volte, la routine è fondamentale quando si tratta di fare cose difficili. Programmare la giornata, dunque, non è poi cosa tanto negativa.

In questa non facile corsa verso l’obiettivo, sarà normale incappare in errori. Ciò è quasi obbligatorio. Quindi, insegnate anche a sbagliare. Quando si compiono errori, l’insegnante, il genitore, l’ Istruttore, non dovrebbero perdere mai la calma. Anzi, all’inizio, dovrebbero incappare anche loro stessi in errori, sorridendo ed esclamando … hnnn, mi sono sbagliato! Sgridare, urlare o lanciare occhiatacce potrebbe far sperimentare la vergogna e la vergogna non serve a migliorare le cose.

 

Un altro passo è importante per creare il Successo. A tre muratori fu chiesto: cosa state facendo?
Il primo risponde: “ tiro su un muro”.
Il secondo risponde: “costruisco una chiesa”.
Il terzo risponde: “edifico la Casa del Signore”.
Qual’è la differenza? Il primo muratore ha un mestiere, il secondo una carriera, il terzo una vocazione.

Insegniamo anche la speranza. La speranza che anima le persone appassionate e determinate non ha niente a che fare con la buona sorte. “Sento che domani andrà meglio” è tutt’altra cosa da “Ho intenzione di migliorare il domani”. L’ottimismo può essere comunque appreso. Lavorare per edificare l’ottimismo è altra tappa importante. Gli ottimisti sono meno esposti a depressione e ansia, hanno migliori voti a scuola e all’ università e raramente interrompono gli studi. Da adulti, godono di migliore salute, hanno una più lunga aspettativa di vita e sono generalmente più soddisfatti delle loro relazioni.
Praticare l’ottimismo anche con le parole e con il dialogo interno. Esiste un insieme di aree nel sistema limbico che si attivano in risposta allo stress. Queste strutture sono regolate da aree superiori del cervello, come la corteccia prefrontale. Quindi, basta una valutazione, un pensiero, una convinzione per attivare queste strutture che inviano il messaggio “calma, niente panico, posso farcela”.

Oggi, forse, i bambini conoscono magari cosa è il successo, perché lo vivono direttamente o in modo indiretto, ne sentono parlare anche in TV ma il problema è che non sanno affrontare il fallimento. E allora, i no è le frustrazioni con le difficoltà che aiutano a crescere costituiscono una vera prescrizione o tappa obbligata. Diventano illuminanti e risonanti, quindi, quelle sfide che possono tirare fuori il meglio di noi stessi. Non è esporci ad un pericolo ma banalmente alla vita.

Infine, insegniamo e applichiamo la formula della mentalità di crescita: messaggi ottimistici + perseveranza nelle avversità, senza scordare l’importanza degli altri, del gruppo, dell’appartenenza e della competizione. Competere è un termine con accezione implicitamente positiva. Significa, infatti, “sforzarsi insieme”.

Come adulti siamo quindi anche “responsabili” del Successo dei nostri figli ma ricordate, sempre e comunque, che “i figli non sono mai molto bravi ad ascoltare i genitori, ma sono bravissimi ad imitarli”. (James Baldwin).

Tratto da: Grinta, il potere della passione e della perseveranza. Angela Duckworth. Giunti. 2017

SE IL CLOWN IT POTESSE PARLARE …

Se il clown It potesse parlare …

Mi sento inquietante, a tratti, angosciante e perturbante. Il mio aspetto è strano, direi ambiguo. È difficile per voi sapere cosa penso effettivamente o quale sarà la mia prossima mossa. Mi muovo “diversamente”, eppure, sono umano! Ho contorni sfumati, accentuati, simil distonici. Divento incoerente, bizzarro e soprattutto imprevedibile … forse, è soprattutto questo che vi allarma.
Rappresento il chiaro esempio di una “valle perturbante”*! Certo è che trovare il nome specifico della vostra fobia (coulrofobia) nei miei riguardi, poco servirà e comunque alimenterà il mio potere!
Negli individui è sovente l’ambivalenza a creare un certo “brivido”, attivando reazioni primitive, la fuga come la paralisi.


Mi sento un personaggio lungo una linea di confine, tra ciò che intrattiene e diverte e ciò che può essere ambiguamente seducente e maligno. Nel circo, come nella letteratura e nel cinema ho avuto il mio ruolo ma il vissuto è sempre di chi mi guarda!
Allora, esaspero il dubbio costante sull’identità degli individui, che possono trasformarsi improvvisamente in qualcosa di diverso da come normalmente appaiono.
È un improvviso sovvertimento, in cui si mescolano desideri e paure profonde e segrete. Colui che mi osserva, al contempo, può addentrarsi in territori in cui angoscia e piacere non sono rigidamente separati e dove la percezione del mostruoso arreca turbamento e ugual soddisfazione. Siete costretti, allora, a confrontarvi con il potere degli archetipi …
Le grandi emozioni, utili alla sopravvivenza, cambiano schema in me, mutando senso, camuffandosi, comprendosi, nascondendosi, trasformandosi e quindi ingannandovi. Questa mia “capacità” scuote il vostro inconscio, spingendosi verso ciò che diventa spaventosamente affascinante.

 

 

*“La sensazione di familiarità e di piacevolezza generata in un campione di persone da robot e automi antropomorfi, aumenta al crescere della loro somiglianza con la figura umana, fino ad un punto in cui l’estremo realismo rappresentativo, produce però un brusco calo delle reazioni emotive positive, destando sensazioni spiacevoli come repulsione e inquietudine, paragonabili al perturbamento”.

 

Certificare il Fattore Umano Mirco Turco

Antistress CARDS

antistress cards

Alcune cards per te in ottica ANTISTRESS e per il tuo Benessere! Ogni card ha una sua immagine evocativa con lo scopo di creare una vera e propria mappa mentale ANTISTRESS … Vi consiglio un utilizzo quotidiano. Potete portare con voi, ovunque, una o più card! Ovviamente, per scoprirne il “senso”, leggete Unique Antistress Experience!

 

Strane storie di Anime Dannate

Strane storie di anime dannate.

Qualche tempo fa, lessi una descrizione di un caso, molto peculiare, fuori dal “clinico ordinario” …
( …) la paziente negava l’esistenza di alcuni parti del corpo, ma anche della realtà esterna, di Dio e del Diavolo; riteneva di non avere lo stomaco e, di conseguenza, di non avere bisogno di nutrirsi. L’ammalata sviluppò, successivamente, la convinzione di non poter più morire di morte naturale e di essere “dannata” per l’eternità.
L’immortalità era concepita dalla paziente con un significato negativo di condanna e pena. A volte, riteneva di non avere un nome, di non essere mai nata e di non avere avuto mai un padre o una madre. Nella fase finale della malattia, la paziente sembrava distaccarsi progressivamente da tali deliri e raccontava i propri vissuti senza alcuna partecipazione affettiva. L’esito finale era una sorta di cronicizzazione e di deterioramento mentale.
Tale descrizione non esce da un film originale, ma è la sintomatologia di un disturbo grave chiamato “delirio di negazione” o “delirio nichilistico” o sindrome di Cotard, dal nome di un neurologo francese che la studiò. E’ una rara condizione clinica, identificata e diagnosticata, ad oggi, appena un centinaio di volte, in cui i pazienti negano l’esistenza del proprio corpo e, a volte, della propria anima, o del proprio nome o dell’età. Sostengono di esseri morti, di sentire l’odore della propria carne in putrefazione, … La negazione si estende sovente alla realtà esterna, al mondo e all’universo. I pazienti affetti da tale patologia sono realmente convinti delle loro affermazioni! Dopo un primo momento di forte angoscia, segue una fase di impoverimento, nella quale le proprie visioni o i propri deliri non sortiscono più alcuna reazione di tipo emotivo.
La sindorme di Cotard può manifestarsi nella depressione, in alcune forme di schizofrenia o a causa di problematiche di tipo neuro-psicologico.
Oltre a tale condizione “bizzarra”, possono esistere altre alterazioni simili quali la sindrome di Capgras, caratterizzata dalla convinzione che una persona familiare sia stata sostituita da un sosia; la sindrome di Fregoli, che consiste nel riconoscere in estranei la stessa persona; l’intermetamorfosi, in cui il paziente crede che le persone a lui vicine, cambino spesso identità mantenendo però lo stesso aspetto; la sindrome del doppio o paramnesia duplicativa, in cui il malato può ritenere, ad esempio, che la casa dove lui abita, non sia la sua, ma una identica.
… Strane cose accadono, a volte, dentro di noi e intorno a noi!

Unique Antistress Experience. Rassegna Stampa

Vi spiego perchè Emotional Suite funziona

Vi spiego perché Emotional Suite funziona …

In appena due mesi di attività, per 2 volte a settimana, negli incantevoli spazi del Vivosa Resort, sede della prestigiosa Antistress Academy, quasi 100 persone provenienti da più parti d’Italia e d’Europa, hanno “provato” Emotional Suite, un connubio perfettamente armonico tra natura, suoni, colori, arte.
Il 100% delle persone si è espresso positivamente in merito a questa esperienza antistress, sovente definita “inconsueta ed affascinante”, ad alto impatto emotivo. Inoltre, nel 100% dei casi si è registrato una diminuzione della pressione e della frequenza cardiaca.

Emotional Suite funziona perché:
– Le persone (quasi tutte) amano la musica e sono “affascinati” dai colori. Il colore ha un elevato impatto emotivo, inoltre, viene percepito ed elaborato dal cervello prima della forma.
– Non è importante che la persona parli o esponga i suoi problemi. L’inconscio lavora automaticamente “senza alcuno sforzo”!
– L’esperienza emozionale ed antistress dura poco: solo 16 minuti. Questo è in armonia con la convinzione diffusa delle persone di avere poco tempo per rilassarsi o dedicarsi al proprio benessere o con la percezione di non avere tempo in generale!
– È un’esperienza immediata. La persona riceve subito un feedback oggettivo (parametri fisiologici) e ciò piace alla nostra parte razionale. Inoltre, la stessa si esprime liberamente lasciando sfogo a ciò che è emerso, alle emozioni e sensazioni, sino all’interpretazione del quadro e della musica (parte emotiva e narcisistica).
– Emotional Suite funziona come pratica antistress ma anche come “spinta motivazionale”. Alcune persone hanno riferito di sentirsi “più cariche” …

Altre considerazioni importanti possono essere fatte sulla base dell’analisi dei risultati:
– Le persone con livelli di pressione più alta, tendono a preferire il quadro blu (di fatto, l’unico antistress).
– Le persone con livelli di pressione bassa, tendono a preferire il quadro rosso o quello viola.
– Chi mostra livelli elevati di stress tende a “concretizzare” i quadri, ovvero a dare una forma specifica o un significato, al contrario delle persone più rilassate che sembrano tollerare maggiormente l’astratto e l’indefinito. Tali considerazioni sono in armonia con gli studi scientifici in materia di difesa/facilitazione percettiva.

Emotional Suite dimostra che praticare un’attività antistress ben congeniata ma di fatto semplice, anche per pochi minuti, può essere altamente efficace per ridurre i livelli di stress e di ansia.

Per saperne di più …

Unique Antistress Experience, il nuovo manuale Antistress

 

 

Se dovessi spiegare cos’è lo Stress, probabilmente esordirei sostenendo che è … una cosa importante per la nostra vita!
Ogni volta che dobbiamo adattarci, ad una nuova situazione, ad una persona, ad un differente momento della nostra esistenza, sperimentiamo, per fortuna, stress. Lo stress, quindi è legato al normale processo di adattamento.
Dovendo continuare ancora nella “spiegazione”, parlerei, successivamente di 3 animali: il pesciolino rosso, l’aragosta e la zebra. Non mi piacciono i pesciolini rossi, gradisco le aragoste e sono juventino … ma non è questo il reale motivo!
I pesciolini rossi sono molto più “attenti” di noi esseri umani. L’attenzione è qualcosa di strategica importanza per il nostro benessere. Le aragoste (oltre ad essere saporite) utilizzano lo stress per crescere, per svilupparsi. Le zebre, non soffrono di ulcera, perché si stressano solo quando serve!
Scendendo maggiormente in profondità, sosterrei, inoltre, che spesso sopravvalutiamo i nostri pensieri e le nostre preoccupazioni. Non siamo solo i nostri pensieri! Questo significa che dobbiamo “riappropriarci” del nostro corpo!

… oltre alle spiegazioni, però, affermerei che esistono tecniche e metodi antistress, anche molto più semplici e pragmatici di ciò che si possa sperare … Vi rimando, quindi, al mio libro UNIQUE ANTISTRESS EXPERIENCE, Primiceri edizioni, che nasce dalle teorie ma soprattutto dalle pratiche! I metodi proposti sono anche frutto della passione e delle expertices di esperti internazionali provenienti da altri settori: golf, meditazione, mindfulness, alimentazione.

Circa 100 pagine di consigli, curiosità, tecniche, raccolte sapientemente in un formato “smart”, facilmente consultabile e trasportabile, quindi antistress! Quasi pronta anche la versione in inglese.

Vi rimando alla prima presentazione che avverrà al Wellbeing International Meeting Point (settembre 2017) presso il Vivosa Resort, sede della mitica ANTISTRESS Academy.

Buona lettura!

www.primicerieditore.it

Paola Di Giambattista
Myra Evans
Simon Elliott
Mirco Turco

4 elementi chiave in un corso di difesa personale efficace

4 elementi chiave in un corso di difesa personale efficace.


Da diversi anni svolgo il ruolo di Tecnico di Difesa Personale e conosco prevalentemente il Krav Maga. Mi occupo, soprattutto, di Psicologia della Difesa Personale, di Percezione del Rischio e Sicurezza e ricopro anche il ruolo di Referente Nazionale di Psicologia Criminale per IKMI. Sono formatore Uisp con master in preparazione atletica negli sport di combattimento. È inutile sottolineare che la mia professione però è quella di psicologo ed esperto di criminologia. Da diversi anni, partecipo a giornate formative in Italia e in Europa nell’ambito della difesa personale ma i miei interventi sono volti soprattutto a sottolineare alcune cose che pochi vi diranno durante il vostro bel corso di self defence …

1. La strada non è un ring, né un tatami, né una gabbia.

Non ci sono dubbi che praticare un’arte marziale o un qualsiasi sport di combattimento faccia bene al corpo e alla mente, fortifichi l’autostima, rinforzi il carattere … ma la difesa personale è altra cosa. Quando vi allenate in palestra il vostro assetto cognitivo, emotivo e motivazionale funziona in modalità “green”, di non allerta. Lo stress che subite durante un allenamento è controllato, nonché specifico e prevedibile (quasi sempre). Cadere su un parquet o sul tatami non equivale a cadere per strada. In palestra, il vostro cervello e la vostra mente sono ben “allenate”: conoscete l’ambiente, l’ istruttore, gli altri allievi. Sapete bene quali sono gli spazi e o gli ostacoli. Conoscete bene, anche se non magari consapevolmente, le vie di fuga e se dovete scappare all’improvviso, avrete già una certa familiarità e facilità a dirigervi verso l’uscita dalla vostra palestra.

2. Il vostro avversario non è una persona familiare ma uno sconosciuto.

La familiarità è un’arma a doppio taglio. Il vostro allenamento si verifica, frequentemente, con persone conosciute, anche amici o comunque persone che hanno molto in comune con voi. Questo, vi aiuta senza dubbio nella socializzazione e fa risparmiare molte “energie” al cervello che, di fatto, non deve sempre preoccuparsi di fare la “scansione” della persona e stabilire in quale categoria assegnarla. O almeno, se lo fate la prima volta, poi, non lo farete più e vi fiderete delle vostre impressioni. Inoltre, apparentemente, non ci sarebbe neanche la necessità di mettere in dubbio tale categorizzazione. Per strada, funziona diversamente. L’aggressore è spesso una persona sconosciuta, con il suo repertorio di atteggiamenti e comportamenti. Avrà poi, un livello di motivazione nell’aggredirvi differente da quella del vostro amico di corso! La non familiarità crea un certo livello di stress che, ovviamente, si aggiunge agli altri fattori, complicando notevolmente la situazione. Inoltre, per strada, l’aggressore può essere un criminale, una persona in stato di alterazione mentale, un membro di una banda o un vero professionista, …

3. Lo stress fisico di un allenamento intenso non equivale ad uno stress psicofisico dovuto ad un’aggressione.

La psicofisiologia durante il nostro allenamento, se pur intenso, non è simile a quella che si attiva durante un’aggressione reale per strada. Il battito cardiaco, in situazioni reali di stress acuto, può subire un’impennata tale da procurarvi alterazioni psicofisiche che non conoscete o che non avete mai provato. Le vostre reazioni davanti allo stress acuto reale potrebbero esserci sconosciute. Inoltre, la componente “paura” è fondamentale. In palestra, potrete vivere sicuramente un certo timore, una certa apprensione ma la paura e le reazioni ad essa costituiscono un “pianeta” differente!

4. Il fatto che siate cintura nera di qualche arte marziale non significa che saprete difendervi in caso di aggressione da strada.

Purtroppo, molti corsi di difesa personale, sono “gestiti” da persone/istruttori che non hanno un minimo di cognizione di fisiologia, psicologia, prevenzione. Inoltre, paventano una simil onnipotenza, rinforzata dalla loro cintura nera o dal massimo livello conseguito. Per strada, non serve essere cintura nera, né tanto meno essere degli esaltati! Molte situazioni, purtroppo, sono sfociate in tragedia, anche quando i malviventi incontravano professionisti di arti marziali. Non esistono corsi per super eroi!

La difesa personale non è uno sport ma una forma mentis! Occorre avere un mindset centrato sui concetti di rischio e sicurezza. La difesa personale è soprattutto prevenzione. Questo significa che un corso che insegni a difendersi, deve essere impostato, in primis, sull’analisi del comportamento umano in situazioni normali e in situazioni di stress. L’allenamento deve essere quanto più vicino a situazioni reali e occorrono tecniche che sono soprattutto psicologiche, legate all’osservazione, allo studio dell’ambiente, sino ai concetti di minaccia e percezione del rischio.

 

 

 

 

 

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